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Il tacco di Socrates: il gol di Romagnoli, tra sogno e poesia

Nuovo appuntamento con la rubrica a cura di Sandro Di Loreto: CHIEDIMI SE SONO FELICE

Lo sguardo verso la sua gente, la mente a rincorrere i sogni ed un sorriso autentico e sincero a illuminare il viso.
Il volto di Alessio Romangoli mentre corre per abbracciare la sua curva e la sua gente, ci fa riabbracciare un calcio antico e ci fa sperare che ancora esista, in qualche posto, un’isola che non c’è, dove i bimbi sperduti che ci vivono dentro continuano ad emozionarsi ed abbracciarsi, per le cose semplici, come un pallone che attraversa la linea bianca e accarezza la rete.
Viviamo tempi che hanno smarrito la poesia ed anche il calcio ha smarrito la sua.
Sono cresciuto in una Roma ancora semplice e sincera, dove ad ogni angolo di strada c´era un gruppo di bambini che giocava partite interminabili, giocava a pallone e sognava un giorno di essere un giocatore vero, non per i soldi, ma per la gioia di segnare un gol con la maglia che amava. Già, sognava di indossare una maglia che non poteva comprare perchè nessuno la vendeva. Solo il talento poteva, forse, regalartela oppure un sogno.
Per fortuna, ogni tanto, accade qualcosa che ci riporta indietro, o forse ci fa andare avanti.
Il gol di Alessio Romagnoli contro lo Spezia è uno di quei qualcosa.
Ha permesso ad un ragazzo di vivere il suo sogno ed essere felice, ed a noi di credere ancora nei sogni.
Per questo puoi chiedermi se sono felice, ti risponderò di si.

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