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Lazio, l’ex Kozak: “Arrivai alle mani con Tare e Rossi. Ma è per colpa di Galliani se sono andato via”

Libor Kozak ha raccontato in patria alcuni retroscena sulla sua avventura alla Lazio, agli inizi della sua carriera.

Lunga intervista di Libor Kozak sul portale ceco Bez Fràzì. L’ex attaccante della Lazio rivela alcuni retroscena rissosi della sua esperienza alla Lazio:

Litigata con Tare

«Avevo 24 anni e dopo cinque anni alla Lazio, dove ho vinto anche il titolo di capocannoniere dell’Europa League nel 2013, c’erano molte squadre interessate a me. Tra le diverse offerte che avevo, sentii di voler andare in Inghilterra, dove l’Aston Villa era molto interessato a me. Ma il presidente della Lazio è notoriamente avaro e non si fa problemi a lasciare fuori squadra i giocatori che vogliono andarsene. È successo anche a me. Mi tagliò fuori. Soffrii parecchio tutta l’estate. La società voleva sempre più soldi per lasciarmi andare, arrivando anche a chiedere dieci milioni di euro, che ovviamente nessuno avrebbe pagato all’epoca. Le trattative sono andate per le lunghe. Ero nervoso. Il ds Tare mi rassicurava dicendo che tutto si sarebbe risolto presto, prima della chiusura dei trasferimenti, che avrebbero parlato con l’Aston Villa e che lui avrebbe convinto Lotito ad accettare la cifra offerta. C’era anche il mio agente alla riunione. Mi riferì che in realtà era Tare quello che voleva sempre di più e consigliava al presidente di non approvare il trasferimento. Quindi il mio agente mi consigliò di andare direttamente da Tare e dirgli cosa pensavo di lui. Ci siamo incontrati nel garage del centro sportivo e in quell’occasione trovai la forza di dire a Tare anche cose molto pesanti, che non so da dove mi venissero. Ancora oggi mi sento in colpa. Lui mi afferrò per il collo e iniziò a urlare. Gli altri calciatori ci giravano intorno e preferivano distogliere lo sguardo, facendo finta di non essere lì. A casa mi addormentai piangendo. Ho chiamato i miei genitori dicendo che avevo litigato con la dirigenza  e non sapevo cosa sarebbe successo. Poi la mattina dopo ho visto il numero di Tare sul mio telefono. Inizialmente avevo paura a rispondere. “Fai i bagagli – mi disse – il trasferimento è organizzato“. Non credo che capirò mai come siano andate le cose e cosa sia cambiato all’improvviso. Ho letto poi sul giornale che Tare mi augurava il meglio nel mio nuovo club e che ero un grande professionista per lui. Ma non me la sono bevuta affatto».

La sgridata di Rossi

«La mia prima partita da titolare titolare con la Lazio coincise con l’ultima della carriera di Pavel Nedved. Non riesco a descrivere ciò che provai nel vedere Pavel accanto a me. Capii che tutto era possibile. Quel giorno abbiamo perso 0-2 a Torino, ma credevo di aver fatto bene. Il mister Delio Rossi invece aveva un’opinione diversa. In un’occasione nel primo tempo la palla ha rimbalzato e ho cercato di superare Gigi Buffon con un tocco. All’intervallo, nello spogliatoio, Rossi mi ha preso per il collo – a quanto pare è il modo preferito di comunicare in Italia – e mi ha urlato: “Che pensi di fare qui a diciannove anni, farti beffe di uno come Buffon?”. Venivo da una bella annata in B col Brescia. Fui inserito stabilmente nella rosa della Lazio e sono iniziati i bei tempi. Facevo molte presenze, segnavo gol, giocavamo in Europa League da tre anni di fila e mi sembrava che qualsiasi cosa facessi, qualsiasi cosa decidessi, fosse giusta. Mi sentivo il re del mondo».

L’influenza di Galliani

«Ho sempre giocato duro e senza badare a troppi fronzoli. Nella mia prima stagione intera alla Lazio però, mi misi nei guai. Contro il Milan mandai due giocatori all’ospedale. Prima, Bonera cui diedi una gomitata, poi Legrottaglie, entrato al suo posto, al quale procurai un taglio sul sopracciglio. C’era sangue dappertutto. Scattò anche una rissa con tutto il Milan che mi venne sotto e i miei compagni che cercavano di difendermi. Ibra arrabbiato mi venne addosso e tutti sanno che reputazione abbia Zlatan. Dopo la partita però con lui ci siamo scambiati la maglia. Invece Adriano Galliani non la prese affatto bene. Dichiarò ai giornalisti che secondo lui dovevo finire in prigione per i miei interventi. In qualche modo richiamò l’attenzione degli arbitri su di me e io ne ho sofferto nelle partite successive, dove mi veniva fischiato di tutto. La Lazio mi difese ufficialmente, i tifosi protestarono, ma fu inutile. L’influenza di Galliani era maggiore. Dissi al telefono al mio agente che non avrei potuto più giocare in Italia e lui non ha avuto nulla da dire, perché le cose stavano proprio così. Questo è stato uno dei motivi per cui mi sono trovato meglio in Europa League»

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