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#Micamistabene: “Questa volta la lettera la scrivo io…”

Mica...mi sta bene

Torna la rubrica della nostra Micaela Monterosso. Questa volta una lettera di risposta a Luigi Garlando.

Gentile Luigi Garlando,

Con questa mia – citando quella sua su Sportweek di qualche mese fa indirizzata a Ciro Immobile, che nessun tifoso laziale ha mai dimenticato – voglio darle una notizia: se Lei non ha vinto il Pulitzer, mi creda, non è colpa di Immobile. Eppure la sua carriera non è certo di poco conto, se consideriamo i premi e i riconoscimenti conquistati nel corso degli anni in qualità di scrittore. Nel 2005 vince il Premio Cento, nel 2008 il Premio Bancarella Sport, nel 2017 arriva ad essere nominato vincitore per la categoria 11-15 anni al Premio Strega. Sono soddisfazioni, certo, per chi fa della scrittura il suo mestiere.

Se la lunga lista di scritti che portano la sua firma le portano popolarità, quantomeno tra i giovanissimi, lo stesso non si può certo dire delle sue produzioni per la tanto cara Gazzetta dello Sport. Oltre ad utilizzare spesso Ciro Immobile come capro espiatorio di tutti i mali del mondo (si gioca lo scettro con Tare durante le sessioni di mercato, a firma di un suo collega – guardi caso – sempre alla Gazzetta), trova uno strano giovamento personale nell’ergere a nuove casuali soluzioni al “problema Nazionale” chiunque non sia Ciro Immobile. Se io fossi in malafede potrei quasi pensare che sia stato colto da un attacco di invidia tale da far impallidire una donna che lancia anatemi di fronte alle storie Instagram di Belen Rodriguez in costume da bagno dopo aver partorito da due ore. Voglio però darLe il beneficio del dubbio, come sono solita fare, e cercare di capire cosa la spinga – oggi – a definire Scamacca il centravanti ideale della Nazionale.

Nulla da togliere al ragazzo, sia chiaro, ma questa moda per la quale non appena un giocatore compie una mezza giocata decente, le sue quotazioni superano i 50 milioni, potrebbe rappresentare – sì – il problema della Nazionale. Rubriche e scritti come i suoi, atti spesso a nascondere la denigrazione dell’uno (sempre lo stesso, Ciro è la sua Belen, lo ammetta) a favore dell’esaltazione dell’altro, fanno sì che una Scarpa d’Oro e un quattro volte (quattro!!!) Capocannoniere della Serie A diventi una pippa di fronte alla rivelazione Scamacca. Peraltro, visto il suo consiglio rivolto a Ciro Immobile di non pensare alla Scarpa d’Oro, io le consiglierei di non pensare ai premi ricevuti, in considerazione del fatto che – tutto sommato – sono solo ammennicoli appoggiati a prender polvere su una vecchia credenza. Come Lei imputa a Ciro Immobile di non aver saputo “chiudere la forbice” tra il rendimento nella Lazio e quello nella Nazionale, io potrei imputarle il non essere riuscito a farlo tra il rendimento come scrittore di romanzi (alto) e quello come giornalista sportivo. Sarebbe ingeneroso e – a tratti – offensivo, non trova? Eppure lo ha fatto – a più riprese – insieme ad altri illustri colleghi nei confronti di chi, per assurdo, non ha mai alzato la testa per rispondere a tanta cattiveria. Lasci perdere Immobile, Scamacca e la Nazionale (c’è un allenatore che dovrà occuparsene). Non si rovini il fegato. Quanto mi piace citarLa, in fondo…

Può succedere, ad esempio, che qualcuno prenda i suoi scritti e li rigiri a suo sfavore, senza cattiveria e con tanta serenità. La prenda in ogni caso come una vittoria. Significa che qualcuno lo ha letto ed ha dedicato tempo alla modifica di una lettera – in origine – spinosa e cattiva (questa non lo è, si fidi, ho fatto di peggio). Anche questa è una soddisfazione, in fondo. In ogni caso, mi conceda un ultimo consiglio, oggi mi sento magnanima: definire Scamacca oggi (domani sarà un altro) il centravanti ideale per la Nazionale, quando Mancini gli ha sempre preferito Immobile, è una mancanza di rispetto enorme non solo nei confronti di Ciro, ma soprattuto di Mancini e dello stesso Scamacca messo da lei in feroce contrapposizione a un compagno di squadra e collega dal quale – mi perdoni – il giovane Scamacca ha solo da imparare. Sarebbe come se qualcuno provasse a contrapporre me a Lei. Chiunque dotato di un minimo di onestà intellettuale se ne guarderebbe bene dal farlo.

In chiusura, la lascio con un quesito interessante al quale rispondere, sempre se volesse continuare questo simpatico scambio di considerazioni sparse: come mai, dalle rosee pagine della Gazzetta, vi è sempre parso giusto sottolineare come Ciro Immobile fosse – appunto – immobile e incapace di segnare mentre oggi, dalla stessa penna, spunta un elogio a un presunto centravanti ideale che – mi pare – non abbia comunque segnato? Mi conceda un’ultima citazione: nel calcio vince chi fa più gol. Con simpatia.

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