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Lazio, #diamoinumeri: la sfida con l’Hellas come fotografia dell’intera annata

Si è chiuso il campionato della Lazio con un’altalena di emozioni contro l’Hellas, come lo è stato per il resto della stagione.

Di Daniele Caroleo

Forse non è stato il più spettacolare, ma senza dubbio quello che si è concluso ieri sera è stato uno dei campionati di Serie A, a livello generale, più combattuti ed emozionanti degli ultimi anni.

Dopo un lungo testa a testa il Milan di Stefano Pioli ha avuto la meglio sull’Inter di Simone Inzaghi (entrambi ex allenatori della Lazio) ed ha vinto lo scudetto, mentre, all’ultimo respiro, la Salernitana ha conquistato un’insperata salvezza ai danni del Cagliari, che invece raggiunge Genoa e Venezia in Serie B.

La Lazio, da par suo, con la qualificazione all’Europa League conquistata con una giornata di anticipo (per il 6° anno consecutivo in Europa), nell’ultimo turno di campionato pareggia per 3 a 3 contro il Verona e consolida il 5° posto, in solitaria, in Serie A, con un punto di vantaggio rispetto alla Roma, 2 punti sopra la Fiorentina e ben 5 lunghezze di distanza dall’Atalanta (la grande esclusa dalle competizioni continentali nella prossima stagione).

La sfida dello Stadio Olimpico contro gli scaligeri è la fotografia perfetta di questa annata: un attacco dirompente (il 2° della Serie A, con 77 gol segnati, dietro solo all’Inter, che chiude a quota 84) a fronte di una difesa tutt’altro che invalicabile (58 reti complessivamente subite, la peggior retroguardia delle prime 8 in classifica, la 2° peggiore, dietro solo allo stesso Hellas Verona, della parte sinistra della classifica).

Nonostante un gap molto ampio, dal punto di vista degli investimenti fatti sul mercato e del valore effettivo della rosa (non solo per quanto riguarda l’aspetto economico, ma anche per la profondità e le scelte a disposizione) con le dirette concorrenti, la Lazio migliora, comunque, la propria classifica rispetto all’anno passato (nell’ultima stagione di Inzaghi la squadra biancoceleste terminò sesta in Serie A), conquistando appena 4 punti in meno, ma siglando ben 16 reti in più (e subendone solo 3 in più).

Dal punto di vista individuale, eccellenti i risultati, come ormai di consueto, di Ciro Immobile (32 reti stagionali, delle quali 27 nel massimo torneo nostrano), che si laurea per la quarta volta in carriera capocannoniere della Serie A (primo calciatore italiano a riuscirci, meglio di lui solo Gunner Nordahl, con 5 titoli) e vince anche il premio come miglior attaccante del torneo secondo la Lega Serie A. In questa stagione Ciro è diventato anche il calciatore più prolifico della storia della Lazio, (182 reti con la maglia biancoceleste, delle quali 150 in Serie A) superando definitivamente Silvio Piola, ed è il calciatore con più gol in assoluto, in campionato, tra quelli ancora in attività (182 reti complessive, al 13° posto nella classifica all-time dei marcatori della Serie A, ad appena 6 lunghezze dalla Top10 di questa speciale graduatoria, con un media gol di 0.63, secondo solo al già citato Nordahl, con 0,77, tra i grandi bomber della storia del nostro campionato). E tutto questo nonostante l’infortunio che lo ha tenuto ai box nelle ultime giornate (piccola curiosità: sostituito da Jovane, l’attaccante in prestito dallo Sporting Lisbona è andato a segno nell’ultima partita di campionato, contro il Verona, segnando quindi il suo primo gol con la maglia della Lazio ma, soprattutto, il primo gol di un calciatore della nazionale di Capo Verde nella storia della nostra Serie A).

Stagione da incorniciare anche per Milinkovic Savic, che chiude il torneo con 11 reti ed 11 assist (la Lega Serie A ne conta solo 10). Senza dimenticare i vari Luis Alberto (10 assist e 5 reti in campionato), Felipe Anderson (8 assist e 6 reti in Serie A), Pedro (9 gol e 4 assist) e Zaccagni (4 assist e 4 marcature).

L’ultima giornata di campionato è stata anche quella dei saluti per calciatori come Luiz Felipe (144 presenze con la maglia biancoceleste dalla stagione 2017/2018), Lucas Leiva (199 presenze complessive con la casacca con l’aquila sul petto, anche lui dalla stagione 2017/2018 in poi) e per Thomas Strakosha (208 presenze con la squadra capitolina, in forza dalla stagione 2012/2013, interrotta solo dalla breve parentesi alla Salernitana nel 2015/2016). Tutti e 3 i calciatori menzionati hanno avuto modo di vincere la Coppa Italia del 2019 e la Supercoppa nel 2017 e nel 2019, ma a questi trofei, l’estremo difensore albanese aggiunge anche il Campionato Primavera 2012/2013, la Coppa Italia Primavera 2013/2014, la Supercoppa Primavera 2014 e, soprattutto, la Coppa Italia 2012/2013, vinta nella finale contro la Roma, quando Thomas sedeva in panchina.

In tutti i casi, terminata la stagione, i numeri ai quali bisognerà cercare di dare risalto, ora, saranno certamente quelli che riguardano il calciomercato, al fine di allestire una rosa quanto più competitiva possibile e soprattutto adeguata alle necessità di Maurizio Sarri, che ha già ampiamente dimostrato il proprio valore ed il proprio apporto in questo anno di transizione, con una squadra ancora da puntellare e diversi giocatori ormai in partenza.

I presupposti, per poter far bene, ci sono tutti.

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