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Vent’anni non si possono cancellare così. Ciao Simone, ma ora voltiamo pagina

Inzaghi da Fazio: "Squadra in difficoltà all'inizio, ora va già meglio"

Nonostante lo shock per l’addio improvviso di Inzaghi, la Lazio è chiamata a reagire e a battere un colpo

di Micaela Monterosso

Quanto vale l’amore per la Lazio? 4,5 più bonus. Diceva così, uno dei tweet usciti – a caldo – nei minuti subito successivi alla notizia del passaggio di Simone Inzaghi all’Inter. Riporto questo perché è, fra tutti (mio compreso), più delicato, per usare un eufemismo.

Nelle ultime 48 ore si è detto di tutto ma nessuno – o quasi – ha analizzato la dinamica in maniera oggettiva. In questa storia ci sono tre interpreti: Claudio Lotito, Simone Inzaghi e Igli Tare. Non Lotito da solo, non Inzaghi da solo, non Tare da solo. Erano in tre, come tre sono sempre stati, al di là di quello che si può dire o non dire. Non so cosa si siano detti, se parlassi singolarmente con ciascuno di loro, ne uscirebbero tre versioni diverse. Ognuno racconta la sua verità, perché la verità – in queste cose – non esiste. Non perché non ce la raccontino o perché siano cattivi ma perché ciascuno di noi, in ogni ambito della propria vita, giudica le situazioni in base alla sua prospettiva, alle sue esperienze, raccontandosi la sua versione della storia. 

La mia è che non ho dormito per una notte intera e ieri sera avevo anche due linee di febbre, così di botto e senza senso (come Boris insegna). Chi ha seguito le live (quella con Renzo prima e quella con Tommaso poi), deve averlo notato. Per forza. Quando ti senti tradito da qualcuno che ami, la prima reazione è la rabbia. Poi arriva il dolore, poi ti rassegni e vai avanti. Di solito ci vogliono mesi. Io c’ho messo due giorni. Perché va tutto bene. Ma la Lazio è la Lazio e Simone Inzaghi è Simone Inzaghi. Nonostante abbia iniziato a fare questo mestiere con lui sulla panchina della Lazio e nonostante non abbia memoria di una Lazio senza di lui. La vita va avanti e il calcio resta una cornice. La Lazio c’era prima di lui e continuerà ad esserci dopo. È solo questione di tempo.
Di chi è la colpa? Di tutti e di nessuno, temo. Lotito ha sbagliato a tenere Inzaghi fino alla scadenza, Tare ha forse sbagliato qualcosa sul mercato, Simone ha sbagliato il modo. Quel clacson fuori Formello non ce lo meritavamo. Non mi giuri amore eterno la sera e la mattina dopo stai con un’altra. Questa è forse la cosa più dura da mandare giù. Poteva uscirne pulito in cento modi diversi, ha scelto l’unico che ha macchiato 20 anni di storia. L’ho detto più volte, ormai lo dico pure al postino che – poveraccio – manco sa chi sia Inzaghi.
Che il ciclo fosse finito si sapeva, lo sapevamo tutti ma non volevamo ammetterlo. Bastava osservare bene l’ultima gara di questa stagione. Quando ho visto Simone non uscire mai dall’area tecnica, ho capito quali fossero le sue intenzioni. Ci sta, è legittimo. Avrebbe solo dovuto essere più onesto; dire che stava valutando altre proposte e noi lo avremmo capito. Aggiungo anche che a Milano, per 4,5 milioni a stagione, lo avremmo accompagnato noi in braccio. Sappiamo che il professionista è una cosa e il tifoso è un’altra e che questa è una di quelle occasioni che capitano poche volte nella vita. Non aveva più stimoli per restare e volersi confrontare con una realtà diversa da quella in cui è cresciuto è normale. Come è normale che ci mancherà. Immaginarlo senza l’aquila sul petto è difficile.
Dopo la rabbia resta il dolore, poi ci si rassegna e si va avanti. È così che funziona. 

Ci mancherà ma – forse – a lui mancheremo di più noi. Arriverà un momento (non glielo auguro) in cui capirà quanto fosse amato qui. Che Milano non è Roma (si, la metropolitana funziona e non ci sono le buche, ma ce li hai presenti i milanesi Simò???) e che la reazione che molti di noi – me compresa – hanno avuto è dettata solo dallo schiaffo in faccia che non meritavamo di ricevere. Non da lui. Ma l’amore non si cancella. Almeno, io non riesco a cancellarlo. Sarò una vecchia sentimentale, ma non riesco a volergli male, nonostante tutto. Quello che ci ha dato in questi ultimi cinque anni non può e non deve essere dimenticato ma è arrivato il momento di voltare pagina. Chiunque arriverà dopo di lui sarà l’allenatore della Lazio, non il tifoso allenatore. E forse, visto l’epilogo, va bene così.

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