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Superleague e leghe made in USA: modelli vincenti ma che.. “nun ce piaceno proprio!”

Il concetto della Superleague a noi non piace per niente. Ma i dati dicono che è un modello vincente (se applicato bene).

Di Giuseppe Vasapollo

Sì, a noi il concetto di Superleague… “nun ce piace proprio!” Però è vincente.

Ok, sono d’accordissimo anche io che oggi, in questo contesto storico e culturale, una superlega all’americana ucciderebbe lo sport più amato del vecchio continente. Ucciderebbe le basi. Ucciderebbe i singoli campionati, che diventerebbero delle vere e proprie “farm leagues“, stile baseball americano. Dove vanno a farsi le ossa i giovani, magari anche con quel tocco in più, con il tutoring di qualche vecchia leva non più in grado di giocare nella lega top.

Buttiamo però giù alcuni numeri per vedere cosa succede tra noi e loro. Tra la tradizione europea e la tradizione americana concettualmente le differenze sono molte e, ripeto, oggi incompatibili. Vediamone alcune.

Leghe europee vs leghe americane

Ecco una tabella che spiega le differenze tra le leghe europee di calcio e quelle professionistiche americane.

 

Obiettivo: equità

Nel mondo sportivo americano quello che più ha contato dall’alba del secolo scorso, è la mira alla perfetta equità. Cioè le regole vengono fatte con l’ambizione di dare a tutti i club le stesse condizioni e probabilità di vittoria. Esattamente il contrario di quanto avviene da noi.

Analizziamo le ultime 28 stagioni di Serie A, Premier e Liga in contrapposizione alle 4 discipline professionistiche statunitensi più seguite: football, baseball, basket e hockey. Il dato più evidente è proprio quello dei vincitori. Nel calcio in pochi vincono tutto. In Italia, addirittura, il  tre club si sono spartiti il 93% dei titoli, caso peggiore in assoluto, con 26 degli ultimi 28 scudetti vinti da Juventus, Milan ed Inter.

Regno Unito e Spagna non vanno meglio. Barça e Manchester United hanno vinto, come la Juve il 50% circa dei titoli degli ultimi 28 anni. Però, se oltremanica, dopo lo United a quota 13, troviamo Chelsea a 5 e City a 4, nella terra iberica c’è il Real che da solo ha vinto come le due piazzate inglesi, 9 titoli.  Infatti in Spagna i tre club più vincenti degli ultimi 28 anni si sono spartiti l’89% dei titoli. In Inghilterra, invece, siamo al 79%.

Quello inglese sembra il più equo dei tre campionati. Ma non pare proprio una combinazione, visto che è l’unico a distribuire i soldi dei diritti TV in modo altrettanto equo, rispetto alla Serie A ed alla Liga.

Il confronto con gli USA è spietato e dà la misura di quanto lì vincere sia davvero alla portata di tutti.

In NFL (la lega di football americano) e in NHL (hockey su ghiaccio) ci sono stati 15 vincitori diversi. In NBA (pallacanestro) 11. In MLB (baseball) addirittura 16.

Dato particolare è inoltre quello sul maggior numero di vittorie consecutive. In Italia la Juventus con le sue 9 affermazioni consecutive è da record. In America, come in Spagna e in Inghilterra al massimo una stessa squadra si è imposta per 3 volte di fila. Solo che oltreoceano le tre compagini più vincenti, nei vari sport, non hanno sempre stabilmente occupato le prime posizioni. L’NBA ha visto al vertice le franchigie “più titolate” nel 54% dei casi. Ed è quasi un’eccezione. Perché le altre tre leghe sono tutte parecchio al disotto, tra il 39% e il 43%. Le percentuali dei più blasonate sono bulgare, come visto.

In sostanza, possiamo anche essere tutti d’accordo che il modello americano sia aberrante per i canoni della cultura sportiva europea, ma non si può negare la realtà dei fatti. Forse è davvero giunto il momento che Fifa e Uefa in primis impongano delle regole (ma soprattutto le facciano applicare), affinché il sogno di un Leicester non sia una mosca bianca ma possa diventare quasi la normalità.

Continuiamo a sostenere che il calcio sia fatto di sogni, ma realtà è completamente diversa se poi a vincere sono sempre gli stessi. Continuiamo a sostenere che anche le piccole possano ambire a vincere un titolo, ma se i top club continuano ad indebitarsi per poi chiedere tutte le eccezioni del mondo per non venire penalizzati dal Financial Fair Play, questa ambizione diventa una chimera. Una vera e propria utopia.

Se non vogliamo vedere più un tentativo di golpe come quello che stava andando in scena con la Superleague qualche giorno fa è ora di regole diverse e che paradossalmente vadano proprio a colpire quei club scissionisti.

1 Commento
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Ruggero
Ruggero
10 giorni fa

L’articolo è bello, bisogna capire he negli Stati Uniti è tutto organizzato in maniera perfetta dalle scelte dei giocatori (chi arriva último sceglie x primo, tutte le squadre hanno 3 squadre in serie B, C, D, e lega pro e durante la stagione i giocatori possono salire e scendere a seconda delle prestazioni. Negli USA lo Sport è la cosa più seria del Paese che come sappiamo è composto da 50 Stati(Nazioni) vengono rispettati tutti i parametri, niente debiti…. c’è la prigione, oltretutto non esiste corruzione non vincono mai le stesse squadre ma chi è più bravo nella stagione in… Leggi il resto »

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