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Parola ai tifosi

Una riflessione mediatica sulla disparità di trattamento tra Lazio e Roma

Sono uno studioso di comunicazione e un tifoso della Lazio e vi propongo una riflessione mediatica e non sportiva.

Ecco alcuni dati per introdurre una riflessione.

– Prima del recente derby, Il Messaggero ha dato lo stesso giorno la stessa notizia dello stesso comportamento dei tifosi delle due squadre di Roma in maniera opposta: quello dei laziali era assembramento, quello dei romanisti un momento di tifo per caricare la squadra.

– Fabio Caressa, commentatore principale di Sky Sport e noto tifoso romanista, ha detto nel commento alla partita: “Beh, erano anni che la Lazio non vinceva un derby così”. La partita è finita 3-0 per la Lazio, stesso risultato del derby di ritorno di meno di due anni fa. Quelli successivi si è pareggiato. Quindi l’ultima vittoria precedente nelle stracittadine romane è della Lazio, con lo stesso risultato. Parliamo del giornalista sportivo italiano più famoso nella trasmissione dedicata al commento della partita trasmessa in esclusiva.

Ora, da laziale sono abituato a questo trattamento, da studioso di comunicazione sono abituato ad analizzarlo.
Questa surreale disparità di trattamento nasce dalla peculiare condizione mediatica dell’AS Roma di essere una squadra storicamente di scarse vittorie (come la Lazio, del resto), che però è la più tifata nella Capitale, dunque ha tifosi in tutte le redazioni principali. Questo crea una sproporzione mediatica, soprattutto discriminatoria nei confronti della Lazio, ma che in generale enfatizza, spesso ridicolmente, tutto ciò che di positivo che ruota attorno ai giallorossi, mentre, come nei casi citati, tutto ciò che è negativo (sul piano sportivo o dei comportamenti) viene rimosso.

A parti invertite, succede il contrario: ogni notizia positiva viene attenuata, ogni notizia negativa viene amplificata. Da sempre.

Certo, è anche un banale motivo di vendite: i romanisti sono di più dei laziali e inoltre, essendo poco avvezzi alle vittorie, è quasi necessario compiacerli continuamente con titoli enfatici, prime pagine esaltanti, DVD e gadget.
Peccato che stiamo parlando non di partite di calcetto fra amici, ma di società quotate in borsa. E viviamo in un momento storico in cui la comunicazione, soprattutto sui social, è in grado di influenzare le elezioni politiche nei paesi chiave dello scacchiere internazionale, figuriamoci una piazza calcistica.

Mi sovvengono alcuni esempi in tre ambiti diversi, tratti dalla storia lontana e recente: uno sportivo, ridicolo, nel periodo in cui Sinisa Mihajlovic per la Lazio mise il record di goal su punizione superando Maradona, il romanista Assuncao fece un goal su punizione in una amichevole estiva e Il Corriere dello Sport titolò “Assuncao, ma come fai?”.

Uno, disgustoso, su un crimine: quando dei tifosi della Roma mandarono in coma un tifoso inglese con una carica di circa 20 persone contro 1 (al grido di “Forza Roma”, come testimoniato da un video), la stampa arrivò a dire che il problema era la possibile alleanza, nella gara di ritorno, tra tifosi stranieri e laziali per organizzare una vendetta.
Ripeto, alcuni tifosi romanisti hanno commesso un crimine, ma il problema della stampa era l’eventuale possibilità di crimine dei laziali.

Del resto, quando i tifosi della Lazio si rendono protagonisti di striscioni razzisti (sbagliando) ci sono pagine e pagine di articoli indignati, che identificano la tifoseria intera con gli autori di quei gesti, quando il quartiere della Balduina fu tappezzato di volantini antisemiti a firma di un gruppo tifoso giallorosso si parlò di “presunti romanisti”.

Quindi, se i romanisti compiono un crimine, il problema è l’eventuale risposta dei laziale.
Se i romanisti rivendicano un atto razzista sono “presunti tali”.
Se un delinquente per caso tifa Lazio, i laziali sono delinquenti.

A livello sportivo, banalmente, la statistica è infinita, basta leggere i giornali della scorsa settimana: la Lazio il 10 gennaio vince col Parma, reduce da quattro sconfitte, e i titoli sono per “la prima vittoria del 2021″ e di una Lazio che “rovina la festa a D’Aversa”, appena tornato sulla panchina emiliana.  Ovvero, se una squadra agli ottavi di Champions ne batte una alla quinta sconfitta consecutiva rovina un risultato a un allenatore richiamato perché la situazione è drammatica. Non stiamo parlando di Guardiola che torna ad allenare il Barcellona per un ultima volta per il suo addio al calcio.

È da sempre così: ricordo un DVD su Totti, al di là dei colori giocatore immenso e bandiera indiscutibile, chiamato “Inseguendo Piola“, riferendosi al “record” di Totti come secondo marcatore di tutti i tempi. Lasciando perdere che Piola è stato un giocatore storico della Lazio, protagonista di derby epici, negli anni in cui guidava l’Italia alla vittoria di due Mondiali, il punto è: Totti è un campione, ha tantissimi
record, ha segnato goal memorabili…Ma perché devi fare un DVD in celebrazione di un record…che non ha?

Non a caso, al contrario, il documentario “Mi chiamo Francesco Totti” è fatto secondo in maniera equilibrata, esaltando la sua grandezza di giocatore e di bandiera in maniera corretta e non enfatica, tutto sommato anche rispettoso e leale nei confronti dei rivali cittadini. Come mai? Semplice: perché non è stato fatto da un tifoso della A.S. Roma.

È veramente impensabile come dopo anni di prese in giro perché “parlano sempre prima”, dopo Osvaldo e Naingolann, dopo Marione e il fondo de “;Il Romanista” prima del 26 maggio, ancora i tifosi, opinionisti (con la apprezzabile eccezione di Asso di Roma) e giocatori della A.S. Roma ci caschino: Rizzitelli e Zaniolo su tutti. Una settimana di dichiarazioni improvvide, insulti, manifestazioni di disprezzo e superiorità, spacconeria di basso livello.
Risultato: Lazio-Roma 3-0.
Risultato bugiardo, perché troppo stretto, rispetto all’assoluto dominio tattico e psicologico della partita.

Eppure, nonostante una disfatta netta e indiscutibile, oggi commentatori come Marione e Galopeira deliravano sulla pressione psicologica sull’arbitro, sulla posizione di Caicedo sul primo goal (quando pochi anni fa noi vincemmo comunque un derby nonostante alla A.S. Roma fosse stato assegnato un rigore dopo la più ridicola delle simulazioni a mia memoria, da parte di Strootman, con tanto di gestaccio di De Rossi sotto la Nord a rigore segnato), ribadendo che la Lazio è una squadra di medio-
bassa classifica.

Davanti all’evidenza, negano. Il tifoso della A.S. Roma è così: si autofomenta, creando una narrazione trionfalistica e vivendo, grazie a giornalisti con la sciarpa giallorossa al collo, in una dimensione parallela, distante anni luce dal nostro livello di realtà presente, in cui ogni anno la A.S. Roma vincerà lo Scudetto e la Lazio è una squadretta inferiore.
Con tutto che negli ultimi dodici anni la Lazio ha vinto sei trofei e la Roma zero. E negli ultimi venticinque la Lazio ne ha vinti tredici, di cui due europei, e la Roma cinque. Non conta nulla, per il tifoso della A.S. Roma i fatti non contano: loro sono “i mejo” a prescindere.

Il tifoso della Lazio, al contrario, cosciente della pressione mediatica, ha imparato ad essere prudente, scaramantico, fin troppo cauto.

Quindi, da studioso di comunicazione, analizzo la dinamica mediatica.
Da tifoso, sono contento.
Perché è grazie a questo che noi vinciamo i derby con grinta e cattiveria.
Perché è grazie a questo che da dodici anni non vincete nulla.

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