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Lazio, “Mica…mi sta bene”: salvate il soldato Strakosha, attaccarlo è un altro autogol

Mica...mi sta bene

Lazio, come la squadra anche il tifoso tende a perdersi, ogni tanto: chiedere l’impiego di Reina è denigrante per il professionista e – soprattutto – per l’uomo Strakosha.

Di Micaela Monterosso

Conta fino a 10, poi parla. Niente da fare, sono anni che me lo ripeto… ma è più forte di me. Prima parlo, poi – forse – conto (e qui si spiega perché il direttore imbavaglia). E siccome a matematica avevo il 3 fisso, pure contare non è che mi riesca poi così bene. Mi consola sapere di non essere la sola a farlo, mal comune mezzo gaudio, si dice. Il mal comune che ha accomunato tutte le squadre impegnate in Champions (tranne l’Inter, ma non si era impegnata neanche un pochetto in settimana, quindi ci sta). Hanno perso – o pareggiato, nell’ipotesi migliore – contro squadre che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto prendere una goleada. Il calcio è questo. Se fosse tutto prevedibile e pronosticabile, il fegato sarebbe salvo, e nessuno guarderebbe più le partite.

Non mi aspettavo una sconfitta tanto brutta da non sapere neppure con chi prendermela per primo. Oggi, più che un ‘Mica mi sta bene’ ci starebbe bene un gioco a premi… tipo: ‘Trovate un lato positivo alla giornata di ieri e chiudo la rubrica’. La sconfitta di Essi? Quella dell’Atalanta? Eh, no. Se possibile, peggiorano la situazione. Non è questo il mezzo gaudio che mi aspettavo. Anzi. Le partite come quella di ieri, con una congiunzione astrale così favorevole, non le devi vincere… di più. Ma si sa, la Lazio è questa qui. Grandi giocate, grandi partite, poi – ogni tanto – si perde.

L’Udinese ci buca come fosse il Real Madrid. Non abbiamo strusciato una palla manco per sbaglio. Almeno fino all’entrata in campo di Lucas Leiva. Anche lì, però, quando sei già sotto di due gol, non cambia poi così tanto. Quando è uscita la formazione ufficiale, ho pensato a uno scherzo, senza cattiveria lo dico. Se nella conferenza della vigilia mi dici che non hai bisogno del turnover perché hai le cinque sostituzioni e poi, di fatto, mi schieri il più rischioso dei turnover possibili, mi lasci un attimino inebetita. L’allenatore sei tu, Simone. Io al massimo posso aiutarti a mettere in piega il ciuffo.

Finita la disamina tecnica molto autorevole e strutturata (la mia), la cosa che salta di più all’occhio sono le critiche feroci arrivate al povero Strakosha. Per la regola ‘Conta fino a 10 e poi parla’, io per prima – su Twitter – ho evidenziato come forse, rispetto a Pepe, manchi un po’ di carisma. Almeno, questa è l’idea che ho io dall’esterno. Non sono in campo con lui e forse (sicuramente) sbaglio. È ovvio che un portiere come Reina ti dia quella briciola di sicurezza in più, dettata anche dal carattere più sanguigno, se vogliamo. Ma da qui a mandare Thomas al patibolo ce ne vuole.
Nella passata stagione, le ha giocate tutte e – prima del lockdown – c’era lui in porta (anche dopo il lockdown, ma non c’era più nessuno a quel punto). A Ryad, c’era lui. Il 15 maggio? Sempre lui. E si, è vero che sul terzo gol poteva essere più reattivo di un bradipo in fin di vita, ma la partita non è stata storta solo per lui.

Così come la Lazio, anche il tifoso tende a perdersi, ogni tanto. Questo è uno di quei momenti. Mettiamo un attimo le cose in fila: Reina sostituisce Strakosha fuori per Covid (non era fuori per scelta tecnica, giusto per ricordarlo). Reina arriva ad agosto da secondo portiere. Ha duemila anni come Roma (portati benissimo eh, ma quelli sono) e tanta esperienza internazionale ma all’interno dello spogliatoio ci sono delle gerarchie e vanno rispettate. Massacrare un giocatore che negli ultimi anni ha dato il sangue per la maglia, chiedendo a gran voce l’impiego del suo ‘vice’ è denigrante per il professionista e – soprattutto – per l’uomo. Ci sono tanti modi per dire la stessa cosa, scegliete quella giusta. Non cadete nell’offesa, nella derisione, è un giocatore della Lazio. Indossa quella maglia da sempre. È laziale come voi, come me. Già ne abbiamo abbastanza di letame da spalare, il fuoco amico risparmiamocelo. Risparmiamoglielo. Sarebbe un autogol clamoroso (l’ennesimo, tra l’altro).

Siamo umani, lo capisco. Anche io in un primo momento li avrei ammazzati tutti, compresi i raccattapalle. A freddo – invece – penso che non sia ancora il tempo di mandare al patibolo nessuno. Il campionato è lungo, la Champions ti stronca (non siamo abituati, diciamocelo) ma senz’altro il rammarico di questi tre punti (sei con quelli di Genova) buttati alle ortiche, tornerà ad affacciarsi alla fine della stagione, a bocce ferme. Come sempre. Ribadisco una cosa, che dovrebbe essere ormai scontata: si perde tutti insieme e si vince tutti insieme. La colpa è di tutti e non è di nessuno. Salvate il soldato Strakosha. Pensate a chi ne ha presi 4…

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