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Lazio, ho l’ansia: voglio il rinnovo di Inzaghi. Assurdo iniziare senza…

Mica...mi sta bene

Primo appuntamento con la nuova rubrica diversamente diplomatica: il tema di oggi è il rinnovo di Inzaghi.

di Micaela Monterosso

In principio fu la gastrite, la mia, ad accompagnarmi nel lungo tira e molla della scorsa estate. Rinnova o non rinnova? Va o resta? La Juve, il Milan, l’Atalanta, il Napoli… e il Maalox. Tanto Maalox.

Perché Simone è Simone. Come Sanremo, però senza mare.

Quest’anno, nonostante la qualificazione in Champions, i record, la stagione (almeno fino allo stop) tra le migliori che la mia giovane memoria storica ricordi, di nuovo aleggia lo spettro del rinnovo di contratto. Se l’anno scorso il problema sembrava dettato dalle sirene torinesi, quest’anno il nodo sembrerebbe essere legato alla campagna acquisti (al momento) poco più che sufficiente, misto a un senso di insoddisfazione da entrambe le parti chiamate a trattare un prolungamento che ad oggi pare essere un miraggio.

Come non capire lo stato d’animo del Mister? Sapere di avere giocatori in esubero che non sono utili neppure a potare le siepi (anche per il giardinaggio ci vuole un certo savoir faire) e che sono la causa principale del non-arrivo di Messi, un pochino destabilizza.

Vabbè, magari Messi no… ma un Lasagna o un De Paul ce lo meritavamo, ecco.

Sto ovviamente facendo dell’ironia, lungi da me andare a parlare di bilanci, cifre, contratti, trattative… Avevo 3 in matematica e, tuttora uso la calcolatrice anche per dividere il conto di una cena in quattro, è un mio limite oggettivo. Un fattore imponderabile, come direbbe Lotito.

E se di fattore imponderabile vogliamo parlare, iniziare una stagione senza un contratto è una scelta folle, un’eresia, una cattiveria senza precedenti. Per Simone, per la Lazio e per me. Esattamente in quest’ordine.

Per Simone ripartire senza rinnovo, arrivando quindi a scadenza, in una stagione così importante, rischia di scatenare un effetto domino che, inevitabilmente, colpirà tutti. Lo spogliatoio, l’ambiente e, last but not the least, Inzaghi stesso che si ritroverà, suo malgrado, ad affrontare ogni singola partita della stagione tra incudine e martello (e no, il martello non è lui). Senza contare il rischio di diventare, di nuovo, il capro espiatorio di una situazione non del tutto dipendente da lui.

Diciamocelo, ha i suoi limiti. Pochi, ma ne ha. Ma non tutte le colpe sono da attribuire al tecnico, se non riceve le garanzie che ha richiesto con largo anticipo. Specie dopo un post Covid che ha dimostrato come giocare ogni tre giorni non sia minimamente fattibile. Con Lulic che è un’incognita, Leiva sulla via del ritorno, ma con riserva, Parolo e Radu che, con tutto l’amore del mondo, non possono fare miracoli, rinforzare un pelino la squadra non è una richiesta così fuori dal mondo.

Le dinamiche dell’ambiente romano le conosciamo bene e, si sa, un allenatore prossimo all’addio farebbe indubbiamente più fatica a mantenere saldo uno spogliatoio che, già dalle polemiche dichiarazioni di Acerbi in Nazionale, non sembra partire sotto una buona stella. Quella che fino alla sosta forzata di marzo era senza dubbio la Banda Inzaghi, senza un condottiero stabile e ben ancorato al suo ruolo, rischia di perdersi. E sarebbe un disastro.

Si, va bene. I cicli finiscono e prima o poi dovremmo salutarci. Ma non adesso e non così male. Ho lavorato anni per metabolizzare l’addio di Nesta e non sono ancora del tutto fuori dal tunnel (ho già pronti i fazzoletti per l’amichevole contro il Frosinone, per dirne una). Nell’anno del Covid, dello scudetto sfiorato, del lockdown, di Gasperini, delle congiunzioni astrali tipiche dei bisestili, perdere anche Inzaghi sarebbe un colpo troppo duro da digerire.

Se ripenso al suo arrivo (o al non arrivo di Bielsa, che dir si voglia) ancora sento l’eco delle richieste veementi ai piani alti, le mie, al grido di “Perché proprio a noi?”. Oggi credo di non poter immaginare una Lazio senza Simone. Come lo stesso Ciro ci fece notare allo scadere della scorsa stagione.

La verità è che ci ha conquistati tutti (a me in particolar modo, e non mi vergogno a dirlo). Vederlo, e soprattutto sentirlo, in panchina è una gioia per occhi e cuore. Ha riportato intere famiglie allo stadio, prendendo per mano la squadra in un momento in cui forse anche Lotito preferiva andare a Salerno e non merita un finale tanto irriconoscente. Non mi aspetto di vederlo in panchina per i prossimi vent’anni – anche se non sarebbe poi così male – ma nemmeno che venga lasciato andar via come l’ultimo dei Ballardini, dopo tutto quello che ha dato alla società in questi anni, i trofei che ha vinto e le valanghe di fango che si è preso senza proferire parola, da più parti.

Un altro Inzaghi non esiste e non parlo di aspetto tecnico. Forse, lì fuori, ci sarà di meglio e nessuno lo mette in dubbio. Ma la lazialità, il sentimento di appartenenza e la fierezza con la quale porta quell’aquila sul petto da vent’anni, non la ritrovate più. E vale tanto. Avete un tesoro dentro casa e non siete in grado di rendervene conto. Il segreto della Banda Inzaghi è la Banda Inzaghi. Pensateci, tutti. Simone compreso. E rinnovate ‘sto contratto, che non sono ancora pronta.

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Massimiliano
Massimiliano
8 mesi fa

Cara Micaela l’ormai prossimo Senatore e gia’ Nostro Presidente è occupato 24 ore al giorno… con Politica, Affari personali(wow,ora anche il Messina Calcio oltre la Salernitana e le altre Aziende di famiglia ). Ci sta’ facendo già un grosso favore a mantenere dignitosamente la Lazio in serie A.. e tu hai la voglia di pensare al futuro di Simone Inzaghi?… Ci penserà Lotito in seguito e se ne farà una ragione delle ‘ eventuali ‘ decisioni del Mister, del resto ” giocatori e allenatore passano ma il Presidente resterà sempre al comando.” ;CON IL GESTORE AL TIMONE SIAMO E SAREMO… Leggi il resto »

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8 mesi fa

Bella Micaela, è proprio ciò che ho nei cuore!! Un Laziale al timone

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