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Esclusiva| Santoro: “La Lazio è tutto, è uno stato d’animo. Obiettivo? Trasmettere senso di appartenenza a questi colori”

Martina Santoro (Lazio Women): “La Serie A il sogno più grande”

A cura di Chiara Hujdur

In esclusiva per noi, Martina Santoro, difensore della Lazio Women, si racconta, tra le ambizioni della squadra in vista della stagione alle porte, le difficoltà incontrate nei mesi di lockdown, in cui però ha mostrato al web una sorprendente vena poetica, ripercorrendo infine i primi approcci al mondo del pallone. Una cosa, però, non è cambiata da quei tempi: il senso di appartenenza che prova verso i colori biancocelesti.

 

Martina, avete ripreso da qualche settimana la preparazione: come è stato tornare in campo dopo tanti mesi di stop?

Sensazioni positive, belle. Il campo è mancato. Quando hanno bloccato il campionato stavamo andando veramente bene: la vittoria nel derby ci aveva dato morale e sono convinta che avremmo giocato le restanti partite a ritmi elevati. Punto di partenza e obiettivo ora è tornare in campo per ricominciare da dove abbiamo lasciato.

 

La squadra si è rinforzata notevolmente, l’obiettivo dichiarato è la promozione: che aria si respira all’interno del gruppo?

Siamo serene, tranquille. Le motivazioni sono un fattore che non deve mai mancare, sia per chi punta alla Serie A, sia per le squadre meno attrezzate che lottano per non retrocedere. Le ragazze appena arrivate sono tre ragazze straniere (Adriana Martìn, Rachel Cuschieri, Emma Lipman), ma si sono integrate subito. Si vede che hanno voglia di stare qua e non è scontato. Inoltre hanno esperienza internazionale e il fatto che si siano subito messe a disposizione gli fa onore.

 

A fine giugno la notizia della promozione negata dall’algoritmo è stata un fulmine a ciel sereno: come si digerisce e, di conseguenza, si reagisce ad una delusione di questo tipo?

A dirti la verità, non l’ho vissuta poi tanto male. Ti spiego: sono alla Lazio da quando ho 6 anni e ho giocato in tutte le categorie (Primavera, Serie C, Serie B, Serie A). Dal giorno in cui siamo retrocesse in Serie B l’obiettivo principale è riportare la Lazio in Serie A. E tornare in Serie A in quel modo, a campionato ancora da finire… Se in questa stagione la promozione dovesse arrivare sul campo sarà ancora più bello.

 

Questo 2020 ha stravolto completamente le nostre abitudini e nei mesi di lockdown ha annullato le relazioni sociali: cosa significa per un gruppo abituato a stare insieme quotidianamente, questo cambiamento radicale?

Inevitabilmente non è stato semplice. Con il gruppo viviamo in simbiosi, ci alleniamo 5 volte a settimana, andiamo in trasferta: si creano rapporti che vanno al di là del campo. Comunque abbiamo cercato in tutti i modi di tenerci in contatto. Il mister ci ha fatto allenare online, prima e dopo l’allenamento c’era anche il tempo di parlare, ridere e scherzare un po’. Quando poi ci siamo riviste e abbiamo ripreso con la routine è stato ancora più bello, lì ti rendi conto che ti è mancato tutto.

 

Se dovessi scegliere una cosa che ti è mancata di più del campo in quei mesi?

La partitella, senza dubbio. Noi abbiamo un’abitudine: anche quando l’allenamento ci ha stremato, la partitella la facciamo sempre a ritmi elevatissimi. Lì tiriamo fuori tutto, emerge la voglia di giocare. Poi l’aspetto spogliatoio è mancato tantissimo.

 

Quando eravamo tutti chiusi in casa, i social sono stati un mezzo fondamentale per continuare a tenersi in contatto, anche se a distanza. Tu sei stata attivissima: la tua poesia ha fatto impazzire il pubblico laziale… (QUI il link della poesia)

Sì, non è stato nemmeno voluto. Ogni tanto mi capita di prendere e scrivere, è un bisogno di tirare fuori le cose che ho dentro. Allora una sera, durante il lockdown, quando le idee scarseggiavano, mi sono messa lì, ho buttato giù due, tre righe, l’ho rilette e ho capito che ero particolarmente ispirata. Devo dire che ci ho pensato un pO’ prima di farla pubblicare, perché essendo pensieri miei, frutto di mie intime sensazioni, mi sono chiesta se potessero arrivare alle persone. Poi però l’ho inviata alla ragazza che si occupa della nostra pagina Instagram e le ho detto: se ti piace pubblicala. Lei lì ha insistito tanto per pubblicarla a mio nome e così è partita una condivisione inaspettata. Il giorno dopo la poesia era sulle pagine del Corriere dello Sport.

 

Proprio sul web non hai mai nascosto l’amore che provi per i colori biancocelesti, cosa significa per te la Lazio?

Mi vengono i brividi solo a sentire la domanda, già questa può essere una risposta. In una parola: tutto. È la mia quotidianità. Fino ad oggi ho vissuto e oggi continuo a vivere di Lazio. La respiro in ogni angolo, è uno stato d’animo. La cosa più importante, che nel tempo mi ha anche portato a fare determinate scelte, è il senso d’appartenenza: è fondamentale, per me, che chi indossa quella maglia sappia a cosa sta andando incontro. Non ce l’hanno tutti e non lo si può chiedere: o ci nasci o no. E se anche dovessi acquisirlo, non sarà mai tanto quanto quello di chi lo ha dentro.

 

Quando hai iniziato a tirare i primi calci al pallone, più di 15 anni fa, per una bambina giocare a calcio era un atto rivoluzionario. Come è nata in te la voglia?

È stato tutto estremamente naturale. In casa mia il calcio si vive ogni istante, tutte le domeniche. Era difficile scegliere altro, in famiglia siamo tutti laziali: mamma, papà, zio. Poi c’è mia sorella: lei è quella che mi segue di più in assoluto, dalla scuola calcio ad oggi, viene anche alle trasferte. È più appassionata di me. Anche quando la fatica si fa sentire e ci sono giorni in cui sono più stressata, perché questo è un lavoro anche se non riconosciuto a livello di “status”, lei è sempre sul pezzo, pronta con quelle due o tre parole che mi fanno tornare in me e dire: “vabbè, tanto fino a che mi reggono le gambe non smetterò mai”.

 

Hai mai sentito il peso di pregiudizi?

Devo dire di no. Spesso mi capita di essere soggetta a pregiudizi, per il mio carattere, per il fatto di giocare a calcio, ma mi sono fatta le ossa. Se dovessi stare a pensare a tutto quello che le persone dicono sul mio conto non vivrei bene. E invece io vivo benissimo.

 

Il tuo curriculum calcistico parla solo di Lazio, sei un riferimento all’interno del mondo Lazio Women. Senti qualche responsabilità in più rispetto a qualche anno fa?

La responsabilità l’ho sempre sentita addosso. Uno dei miei obiettivi è sempre stato quello di trasmettere cosa significa giocare per la Lazio. Se riesco a farlo ho già ottenuto qualcosa, a prescindere dai risultati sul campo, che sono poi la cosa fondamentale. Ma quando i risultati non arrivano, avere questo spirito di appartenenza è essenziale e aiuta tanto. Oggi sì, sento più responsabilità rispetto al passato, anche perché ho fatto errori, trasportata forse da questa passione troppo forte, e mi sono trovata a pagarne le conseguenze. Ora sento di aver imparato tanto da quegli errori, so che dovrò continuare a imparare tanto e spero di poter trasmettere la lezione a chi ancora deve passarci.

 

Se guardi indietro, cosa diresti a quella bambina che, come hai scritto in un post su Facebook, non poteva fare a meno di indossare la maglia della Lazio, anche quando era sola contro tutti?

Le direi che ha fatto bene a crederci e che dovrà farlo ancora per tanto tempo, anche quando sarà più difficile. Più difficile non perché il sentimento sarà meno forte, ma perché se è vero che il calcio femminile è destinato a prendere una piega professionale sarà più complicato mantenere intatto tutto ciò. Ma le direi sicuramente che ha fatto bene e deve continuare per la strada che ha intrapreso.

 

Sogno nel cassetto?

Andare in Serie A con la Lazio. Come tutte le cose, anche con i sogni, si va per gradi. Se sogni troppo in grande non arrivi mai e finisci per non crederci più. Quindi, ad oggi, il sogno più grande è questo. Una volta arrivati lì, l’obiettivo è mettere le basi per il futuro, rimanendo nella massima serie. La Lazio merita di stare tra le grandi.

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