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Lazio, Bollini: “Peserà giocare senza pubblico. Scudetto? Le motivazioni faranno la differenza”

Alberto Bollini

Lazio, Alberto Bollini è intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia.

Dai club alla Nazionale

“Cambia chiaramente il tipo di allenamento. Con i club, ti alleni quotidianamente e vai per schemi, nel secondo caso vai per principi. È sicuramente diverso, ma devo dire che nel mio caso la Nazionale è il coronamento di un percorso fatto nelle giovanili. Sono più selezionatore, che allenatore ora”.

Sullo stop

“Incide più sui giovani. Viene a mancare il senso motivazionale del gioco ed è attraverso il gioco che i ragazzi si formano ed in questo caso invece l’esperienza della gara viene meno”.

5 sostituzioni

“In Serie A mutano eccessivamente, a livello giovanile aiutano. Se è un modo per far aggregare i giovani in prima squadra, sicuramente serve a noi e ai ragazzi. Anche solo per il minutaggio, nonostante siano poche squadre che scelgono l’inesperienza adesso”.

Sulla ripartenza

“Sia la mente che il corpo vanno di pari passo: con il lockdown la parte fisica ha avuto una ricaduta importante. Chi si farà trovare pronto, con le giuste motivazioni ed il giusto turnover, avrà un vantaggio. Sarà comunque un mini torneo, in cui potrà accadere di tutto”.

Il pubblico

“L’assenza dei tifosi inciderà notevolmente, anche nei singoli. Magari anche nell’arbitro: che ora può avere può tranquillità e meno condizionamenti. Queste gare saranno atipiche e la mancanza dei sostenitori si sentirà”.

I ragazzi della Primavera biancoceleste

“È una soddisfazione enorme vedere i ragazzi crescere e segnare. Il piacere è rivederli o avere feedback positivi, così come per esempio risentirli per qualche ricorrenza, come quella della vittoria del campionato Primavera: ha un valore per il titolo, ma anche perché molti di loro oggi sono protagonisti nei club”.

Sulla Lazio

“Mi legano a questi colori grandi ricordi. Contano più i trofei o valorizzare i giovani? Entrambi. Alcune sconfitte lasciano l’amaro in bocca, ma avevamo un grande gruppo con grande compattezza: c’era qualità elevata, anche negli avversari, quindi alcune sconfitte rimangono comunque nei ricordi. Poi nell’anno 2013/2014 abbiamo fatto bene in Primavera, successivamente sono passato in prima squadra con Reja: sono ricordi indimenticabili, un’esperienza bellissima”.

Keita e Tounkara

“Il secondo correva più veloce, era ‘96 mentre l’altro ‘95. Gli abbiamo creato un aspetto culturale. Keita all’inizio non poteva giocare, abbiamo organizzato amichevoli per lui. Tounkara segnò anche un gol importante. Ma i ragazzi devono essere bravi e un po’ fortunati per emergere”.

Un consiglio ai giovani

“Succede a molti di perdersi, guardano troppo la categoria: meglio giocare in B, o in Lega Pro. Io consiglio una categoria in meno, per avere minutaggio. Serve ambizione, non illusione”.

Su Strakosha

“Non sono esperto di portieri, ma gli darei 10 e lode, ha un atletismo straordinario. L’impatto non è stato subito da top player, ma era in grande crescita. È tenace, ha grande testa, è stato bravo lui così come lo sono stati gli allenatori dei portieri. È arrivato in questo Olimpo, con grande merito di Tare”.

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