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Foggia a SLL: “Ho ancora i brividi ripensando alla finale. Zarate? Mi costò un orologio”

Undici anni fa, in uno stadio Olimpico granito di persone, la Lazio di Delio Rossi alzò al cielo la Coppa Italia. Una partita ricca di emozioni, aperta dall’eurogol di Zarate e chiusa ai rigori da Dabo.

In esclusiva la redazione di SololaLazio.it ha intervistato un protagonista di quella sera: Pasquale Foggia, attuale Direttore Sportivo del Benevento.

Sono passati undici anni da quella partita, ma l’emozione è ancora tanta…

“Mi vengono i brividi ogni volta che la mente mi riporta a quella partita. Non scorderò mai l’immagine di quando entrai in campo prima del riscaldamento e vidi quel muro biancoceleste impressionante: in Curva Nord non c’era un posto libero, così come in Tevere. Credo fortemente che quello stadio e quel tifo incessante dal riscaldamento fino alla premiazioni c’ hanno fatto vincere il trofeo”.

Durante il riscaldamento vedendo quell’atmosfera vi siete detti qualcosa?

“Eravamo molto carichi, ma allo stesso tempo tutti erano spensierati. Io e Mauro (Zarate) ricordo che siamo stati tutto il tempo molto sereni, per niente nervosi. In tutta la squadra c’era la voglia di regalare un trofeo non solo alla Lazio, ma anche a tutti i tifosi biancocelesti. Roma è una città particolare dove la rivalità tra le due squadre è forte. Vincere un trofeo nella Capitale proprio per questo vale doppio. Lo vinci sia per te ma anche per ribadire una supremazia cittadina”.

Una Tribuna Tevere che vi spingeva ad ogni azione…

“Ancora oggi provo grande emozione nel ricordare alcune azioni della gara. Più volte in quella partita mi capitò di prendere palla sotto la Tevere e sentire dietro di me il fiato dei tifosi pronti a spingermi verso la porta della Sampdoria. Quel giorno in campo non eravamo solo 11 giocatori con la maglia biancoceleste ma 80 mila”.

Sei uscito al 35 del secondo tempo: hai il rimpianto di non aver tirato uno dei calci di rigori? Come hai vissuto dalla panchina quel momento?

“Non ho visto il rigore calciato da Dabo: ho sentito solo il boato impressionante dello stadio Olimpico. Onestamente mi sarebbe piaciuto essere in campo per tirare il rigore e lo avrei tirato sicuramente prendendomi la responsabilità come ho sempre fatto”.

Una vittoria voluta fortemente per tanti motivi, anche per fare un regalo a Delio Rossi…

“Il mister c’è stato sempre vicino anche in momenti particolari. Il gruppo era solido e il mister ci trasmetteva sempre le sue idee. Quella vittoria è stata la dimostrazione che l’atmosfera è stata sempre buona, anche se spesso sono uscite cose non vere. Fa parte del gioco, considerando come si vive il calcio a Roma”.

Ti ricordi qualche aneddoto del post-partita?

“Ero solito mettere dei premi personali ai miei compagni di squadra: ad inizio anno dissi a Zarate che se avesse raggiunto quota 20 gol nell’arco dell’intera stagione gli avrei fatto un bel regalo. Arrivò in quella partita a quota 19 reti, mancava solo una marcatura all’obiettivo. Prima della partita, in argentino, gli dissi una frase ridendo: “Fammi vincere la partita e al regalo ci penso io”. Finita la partita a me e Pandev ci fermarono per i controlli anti-doping, perciò non potemmo  arrivare in tempo alla festa. Appena entrai nella sala tutti i compagni mi fecero dei cori. Ad un certo punto Mauro mi guardò e con lo sguardo mi indicò l’orologio che avevo al polso. Un oggetto molto importante (ride, ndr). Iniziò in modo benevolo ad insultarmi, a volere in regalo l’orologio. All’inizio gli dissi: “Ma che vuoi? Questo proprio no!”. Alla fine cedetti e glielo regalai. Quel gesto mi costò più della vittoria (ride, ndr)”.

I tifosi della Lazio sono ancora molto legati alla tua persona…

“Il mio rapporto con i tifosi della Lazio è sempre stato straordinario. Racconto molto spesso ai miei figli le sensazioni provate nella mia avventura romana. Torno molto spesso nella Capitale e qualche volta vado a Formello. Passo ore e ore a parlare con i magazzinieri, il giardiniere, tutte persone con le quali ho vissuto dei momenti indelebili. I tifosi hanno apprezzato il mio non volermi mai tirare indietro in nessuna situazione. Ero un giocatore offensivo, ma per la Lazio ho fatto tanti sacrifici, sotto il punto di vista tattico, e li farei ancora adesso. Indossare una maglia così importante è un privilegio, non capita spesso. Pur di giocare in quello stadio, difendendo quei colori, avrei fatto anche il terzino o il portiere”.

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