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Lazio, Bobby Adekanye ripercorre la sua carriera: “Qui mi trovo bene”

Lazio, Bobby Adekanye ripercorre la sua carriera: "Qui mi trovo bene"

Bobby Adekanye nel corso di una diretta IG con Global Performance Sport ha raccontato gli inizi della sua carriera e le ambizioni con la Lazio

Bobby Adekanye si racconta nel corso di una diretta IG con Global Performance Sport: dagli inizi della sua carriera all’approdo nella Lazio.

Le prime esperienze con l’Ajax, per passare attraverso momenti difficili in cui la vicinanza di amici e parenti hanno permesso che il suo sogno di diventare calciatore non svanisse, fino al salto di qualità.

“Ho iniziato in Olanda nella squadra del mio paese, ho giocato lì solo sei mesi. Da piccolo ero innamorato dell’Ajax. A febbraio feci un provino con loro, quel giorno era il mio giorno. Mi riuscì tutto. Bisognava fare cinque allenamenti, io ne feci solo uno perchè mi dissero subito che erano interessati. Non ci potevo credere, i miei genitori mi stavano aspettando quando ero di ritorno dalla scuola. Nella comunicazione c’era scritto che non sarei dovuto più venire agli altri allenamenti. Poi andai al Barcellona, ma ho avuto dei problemi con la FIFA, e sono dovuto tornare in Olanda. Sono andato al PSV, al Liverpool, sono stato quattro anni. Ora sono nella Lazio e sto bene.

Piuttosto che arrivare a certi livelli, è più difficile mantenersi. Con il talento puoi diventare un calciatore, ma poi devi competere con altri che lottano per il tuo stesso obiettivo. Non ho segreti, se non forse la mia famiglia. Mi hanno sempre seguito, mi hanno permesso di non cambiare mai come persona. Il mio agente mi segue da quando ero piccolo, ed è come se fosse uno di famiglia. Nelle giovanili l’obiettivo era quello di essere il migliore della tua squadra, magari per farti vedere. Ora lo scopo è di squadra. Anche adesso che sono nella Lazio: prima di giocare ci diciamo che non importa il modo, ma bisogna vincere”.

Al Liverpool ho avuto il momento più brutto. All’inizio ho dovuto aspettare dei documenti, poi mi sono fatto male. Ho pensato che non avrei continuato a giocare al calcio, che volevo tornare in Olanda. Non volevo andare agli allenamenti, neanche svegliarmi. Il mio agente mi rincuorava, mi diceva che tutto sarebbe andato bene. Senza di lui e l’appoggio dei miei genitori, probabilmente me ne sarei andato. Per questo dico ai più giovani di divertirsi, di fare tutto con allegria, perché altrimenti le cose si complicano. Bisogna avere un idolo, non per imitarlo, perché tutti siamo diversi, ma per vedere cosa questa persona ha fatto per arrivare dove è arrivata. Il mio è stato Robben, notavo tutto anche come parlava.”

Infine una raccomandazione per questo periodo di quarantena:

“Rimanete a casa. So che è difficile, ma è l’unica cosa da fare per vincere questa battaglia. Tutto questo finirà tra poco”

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