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Coronavirus, l’opinione di Agroppi: “Il calcio si è infilato da solo nei guai. Impensabile ripartire”

L’ex calciatore e allenatore Aldo Agroppi ha parlato della situazione attuale del calcio, in mezzo ai guai per colpe interne al sistema.

Le ragioni di tutte le difficoltà del calcio italiano attuale non vanno cercate lontano. I mali sono interni al sistema stesso. E questa situazione di emergenza non ha fatto altro che acuirli. Questo, in sostanza, il pensiero di Aldo Agroppi, ex calciatore e allenatore di diversi club di A e B e della Nazionale.

La situazione attuale – sostiene – farebbe ridere se non fosse terribile. Da una parte le società che premono per tornare ad allenarsi e poi riprendere il campionato, dall’altra il reale stato delle cose, cioè non si gioca più. Come si fa a pensare di poter tornare in campo? Il giorno in cui diranno che si torna a fare allenamenti e poi si va a giocare negli stadi, nessuno si fiderà ad uscire, giocatori compresi dopo che alcuni di loro si sono ammalati. È impensabile, poi, rimettere insieme le squadre in poco tempo, facendo rientrare i calciatori che sono andati via, che sono tornati nei loro Paesi, riunirli e fare una preparazione di almeno venti, venticinque giorni“.

Netta l’accusa che Agroppi rivolge contro società e dirigenti.

Ormai ci troviamo di fronte ad interessi economici altissimi, che hanno trasformato in semplici affari quello che era un gioco. Partite su partite, vendute in tv, sponsor e spese folli. Basti pensare che ci sono presidenti che pagano tantissimo degli allenatori che non valgono quelle cifre; quando poi sono i giocatori che fanno vincere le partite, che fanno incassi e salvano i bilanci.

Ora le società chiedono aiuto al Governo,  gridando «non ce la facciamo a pagare!». Ma non si rendono conto che sono proprio loro ad aver creato queste situazioni. Ci vorrebbe una gestione economica più oculata, ingaggi più bassi e una rosa meno vasta. Ci sono troppi giocatori, ma cosa te ne fai di 30 calciatori e come fai a gestirli, soprattutto? Fai una squadra per vincere la Champions, il campionato, la Coppa Italia e anche i tornei estivi, ma poi esci al primo turno. A cosa ti servono 30 calciatori? Lo spogliatoio è un ambiente particolare che non ha bisogno di affollamento. Quando ho allenato la Fiorentina e siamo arrivati in Uefa è stato l’anno più bello della mia carriera ed eravamo io e il mio secondo”.

La sua opinione sul taglio degli stipendi dei calciatori per raccogliere fondi per l’emergenza sanitaria in corso è in linea con quella di Mazzola: devolvere il 5% degli emolumenti in favore della sanità sarebbe un grande gesto.

Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte e deciderà personalmente – dice Agroppi – Se poi mi chiede come affronto questo periodo assurdo le dico che sto tutto il giorno, con la speranza che tutto finisca quanto prima e si possa tornare a vivere”.

 

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