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Patric, il comprimario imprescindibile

Lazio - Lecce, Patric

Arrivato alla Lazio nel 2015, Patric con Inzaghi in panchina è sempre stato un comprimario imprescindibile nella rosa biancoceleste.

Patricio Gabarrón Gil, detto Patric. Un comprimario imprescindibile. Attenzione non “divenuto“, ma sempre stato tale. Almeno da quando Inzaghi è sulla panchina della Lazio.

Scuola Barcellona, classe ’93, arriva a Roma nell’estate del 2015. L’alba di una stagione orribile. Sconfitta in Supercoppa, eliminazione ai preliminari di Champions League. Risultati altalenanti culminati a marzo nello 0-3 contro lo Sparta Praga e il successivo tracollo 1-4 nel derby. Esonero inevitabile per Pioli. E da lì si può dire, inizia un cambiamento nel ruolo in squadra di Patric, fino a quel momento impalpabile.

L’accostamento del concetto di comprimario con quello di imprescindibile è paradossale. Ma i numeri, da quando Simoncino guida le aquile, dicono che se serve fare affidamento su qualcuno, il suo è sempre uno dei nomi in cima all’elenco. Con Pioli, tra coppe e campionato, furono solo 3 le presenze (una per appena un minuto a fine partita contro l’Inter). Dal 10 aprile del 2016, prima gara dopo l’avvicendamento in panchina, a Palermo, ha collezionato 77 gettoni, 50 dei quali da titolare.

Nelle gerarchie è rimasto sempre dietro, sulla carta. Nasce come terzino destro, ma ricopre anche il ruolo di esterno di centrocampo, sia a 4, sia a 5. Negli ultimi due anni si è poi perfettamente adattato al ruolo di centrale nella difesa a 3. E all’occorrenza è stato anche spostato sul lato opposto. Ha fatto la riserva praticamente a tutti nel reparto difensivo. Mai un fiato. Non è stato sempre brillante nelle prestazioni, è oggettivo. Ma ha sempre risposto presente quando chiamato in causa. L’esempio più eclatante della fiducia che il mister ripone in lui è di quest’anno, nel match spartiacque contro l’Atalanta. Sotto 0-3 alla fine del primo tempo, per riequilibrare un centrocampo disastroso la mossa di Inzaghi è fuori Parolo e Marusic, dentro Cataldi (magari un giorno approfondiremo anche il ruolo di Danilo) e Patric.

In quei 15 minuti di intervallo i commenti sui social e nelle chat tra tifosi ruotavano intorno al pensiero: “Sotto tre a zero in casa con l’Atalanta, la nostra mossa è far entrare Patric“. Tra ironie e sarcasmi dal retrogusto amaro, non erano affatto velate le critiche alle scelte di mercato e all’operato dell’allenatore. Eppure l’imprescindibile comprimario non ha fatto altro che il suo lavoro. Il momento era difficile, l’allenatore l’ha chiamato, via la tuta. Niente storie, niente paura. Va e fa il suo. Non segna. Non fa assist. Non fa giocate incredibili. Fa solo il suo. E ha imparato a farlo bene in 5 anni. Sennò in campo 77 volte su 191 incontri non ci sarebbe andato. Un rincalzo che gioca il 40,3% delle partite, il 65% delle quali dal primo minuto, è praticamente un titolare aggiunto. Uno che, quando serve, c’è sempre.

Il mister sa che può permettersi non solo di ruotare gli uomini, ma anche di fare il contrario. Cioè spremere un po’ di più il titolare. Tanto il cambio c’è. Patric, in un certo senso, allunga il reparto. Non numericamente, certo. Conta sempre per uno. Ma dove lo metti, sta. Di giocatori che all’occorrenza ricoprono 3-4 ruoli indifferentemente ce ne sono pochi, per questo sono imprescindibili in una squadra.

Non è tutto. Guardando i risultati, quando ha giocato lui la Lazio ha vinto 42 volte e pareggiato 17. 59 risultati positivi: una specie di amuleto. In un’annata che rimarrà comunque nella storia del club, magari sarà proprio lui l’uomo chiave per allungare la serie positiva verso obiettivi inimmaginabili all’inizio.

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11 mesi fa

Bruno Angelino

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11 mesi fa

Troppo vero…. Entrata contro Atalanta tutti abbiamo pensato Ma che fa

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11 mesi fa

Questo giocatore a me piace,da sempre il massimo e si é adattato abbastanza bene in un ruolo che non é il suo!BRAVO PATRIC

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11 mesi fa

Moreno Philips Alessandro D’Antoni

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