Resta in contatto

Parola ai tifosi

Lazio-Juve. Noi oltre, come sempre

Lazio - Juventus, scenografia Curva Nord

Lo spettacolo più grande dopo il Big Bang siamo noi, io e te, squadra e pubblico. Che siamo oltre.

Di Alessadro Sicari

Una serata così è indimenticabile. Per una miriade di motivi: perché nessuno si sarebbe aspettato quel risultato finale, eppure è arrivato e sotto sotto qualcuno lo aveva anche immaginato dopo le ultime partite. Perché chi era allo stadio ha vissuto un’atmosfera da grande partita, con due grandi squadre a fronteggiarsi. Perché abbiamo tutti – a casa e all’Olimpico – vissuto emozioni enormi. Perché, più semplicemente, abbiamo visto una partita stupenda, che sembrava contenerne altre tre, per l’intensità e le emozioni che ha regalato.

Non dimenticheremo facilmente questa nottata perché siamo un’armata di folli, gioiosi, a volte disillusi ma sempre innamorati pazzi di questi colori, del nostro simbolo, di queste nottate. Che sono nottate tutte laziali. Che ci riportano alla mente gli anni in cui eravamo sulla vetta del mondo. Ammettiamolo, ieri sembrava una di quelle serate, in cui il sogno coincideva con la realtà, quando compivamo 100 anni di storia. Che è la storia di Roma, della capitale, dell’Italia intera. Son passati 20 anni da quelle vette e oggi ci stiamo apprestando a spegnere le nostre 120 candeline così: avendo battuto, fino ad oggi, l’unica squadra imbattuta in Europa.

Ieri eravamo io e te, che siamo oltre. Oltre gli errori e gli obbrobri arbitrali, che anche ieri non sono mancati. E nonostante tutto poteva finire con un margine più ampio. Siamo oltre le cadute improvvise di grandi campioni dall’altra parte del campo e gli improvvisi miracoli che li riportano su freschi e pimpanti appena la squadra avversaria recupera palla. Siamo oltre anche il nostro stupido fair play – che a volte faremmo bene a tenerci per gli allenamenti e le amichevoli.

Siamo oltre. Io e te, tu ed io. C’è poco da fare. E siamo una squadra pazzesca, inutile girarci intorno. Dalla porta all’attacco, dai titolarissimi ai panchinari: essere una squadra significa quello che abbiamo visto ieri sera. Un gruppo compatto, dove ognuno dà il massimo e tutti concorrono per il bene comune, per i colori, per la maglia, per il pubblico. Dove tutti concorrono alle emozioni, anche chi come Caicedo entra negli ultimi cinque minuti e risulta decisivo ancora una volta. Siamo oltre i nostri errori dal dischetto – e a Ciro il grande perdoniamo tutto, anche la ribattuta parata.

Siamo oltre. Come le partite di Milinkovic, che silenzioso ha rinunciato al ruolo da protagonista per caricarsi, ad ogni partita, la squadra sulle spalle e risultare decisivo a ogni appuntamento fondamentale. Ogni volta che bisogna tirar fuori gli attributi, il Sergente c’è sempre. Come contro il Milan, come in finale di Coppa Italia.

Siamo oltre. Come il colpo di testa stupendo del piccolo ma immenso Luis Felipe, che cresce, cresce e cresce, cattivo come tutti i grandi difensori e concentrato come i futuri campioni. Siamo oltre. Come i balletti di Correa che danza con la palla come un tanghero con la donna. Siamo oltre. Come le parabole perfette del miglior assist man d’Europa, Luis Alberto, simili alle traiettorie di un fuoco d’artificio pronto a deflagrare dentro la porta.

Siamo oltre. Come Lucas Leiva che sembra la perfetta reincarnazione di uno dei 300 soldati spartani che fermarono l’avanzata dei persiani alle Termopili, lottatore in campo e trascinatore vincente. Siamo oltre. Come il lampo Lazzari che sulla fascia pare l’elastico di una fionda pronto a colpire in fronte l’avversario, come Davide contro Golia. Siamo oltre. Come i lazialissimi Cataldi, Lulic e Radu, che ieri hanno dato tutto, come sempre han fatto e come sempre faranno in futuro. Siamo oltre, come mr. Inzaghi, laziale nel midollo che ha plasmato questa squadra come un artista fa con la sua tela, usando solo due colori: il bianco e l’azzurro.

In altre parole siamo della S.S. Lazio. E dunque oltre. Oltre ogni cosa, oltre il concetto stesso di bello e di brutto. Bastava vederci, ieri, per capire cos’è una squadra, cosa significhi tifare questi colori. Bastava vederci, ieri. Tu ed io. Io e te. Noi. Oltre. Bastava vederci, per capire quant’è bello esse laziali. E io ancora una volta mi chiedo come si possa non essere della Lazio. Noi. Oltre ogni cosa.

 

Rivedi le foto più belle della serata di ieri nella nostra gallery:

Lazio – Juventus, sfoglia le foto più belle della vittoria

4 Commenti
Subscribe
Notificami
guest
4 Commenti
più nuovi
più vecchi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
Commento da Facebook
Commento da Facebook
5 mesi fa

Sempre forza Lazio 🖒🖒🖒❤

Commento da Facebook
Commento da Facebook
5 mesi fa

Meravigliosi

Commento da Facebook
Commento da Facebook
5 mesi fa

Che spettacolo inca.mpo e sugli spalti la curva con la sua coreografia e i giocatori tutti unplusultradarmonia perfetta grazie grazie a tutti dellapoteosi che abbiamo vissuto forza Lazio

Angelo Vannicola
5 mesi fa

Complimenti, un articolo davvero stupendo…. Ai veri laziali battiamo le mani!!

Advertisement

I MITI BIANCOCELESTI

Il leader carismatico della squadra che regalò ai tifosi il primo scudetto nel 1974

Giorgio Chinaglia

Il simbolo della Lazio. Un gol dopo l'altro, una prodezza dopo l'altra

Giuseppe Signori

Advertisement

Signori, e segna sempre lui: che ricordi hai di Beppe-gol?

Ultimo commento: "Io ho vissuto l era VINCENZO PAPARELLI ERO LI E NON SONO PIU ANDATO ALLO STADIO MA POI L ARRIVO DI BEPPE SIGNORI MI HA FATTO IMPAZZIRE E MI SONO..."
Lazio, i Miti: Giorgio Chinaglia

Giorgio Chinaglia, il grido di battaglia: rievoca le gesta di Long John

Ultimo commento: "Sono della Lazio dalla nascita, anni 50, nel periodo di Chinaglia eravamo tifosi più di Chinaglia che della Lazio, è strano ma è cosi, nessuno ha..."
Lazio, i Miti: Juan Sebastian Veron

Veron, Juan Sebastian gol: che emozioni ti ha fatto vivere la Brujita?

Ultimo commento: "Veron uno dei più grandi in assoluto,un vero mago del calcio,anche lui un affezionato come tanti altri,solo noi abbiamo tanti giocatori e allenatori..."

Uber Gradella: il portiere che preferì smettere piuttosto che giocare con altri

Ultimo commento: "Lo conpscevo personalmente, aveva un negozio di articoli sportivi vicino casa mia. Ma non l'ho mai visto giocare."
Lazio, Miti: Eugenio Fascetti

Eugenio Fascetti, guida leggendaria: che peso ha per te nella storia della Lazio?

Ultimo commento: "Un bravissimo allenatore, forse poco apprezzato a cui non e' stata fornita, all'epoca, l'occasione della grande squadra. Soprattutto poi un uomo vero."

Altro da Parola ai tifosi