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Alessandro Nesta in tackle e tutto diventava possibile

Alessandro Nesta

Le scivolate di Nesta. Nessuno le scorda tra noi, forse nemmeno lui. Ti facevano credere che tutto fosse possibile – di Alessandro Sicari

Ci sono giocatori che rimangono nel cuore di migliaia di tifosi per la loro forza, per la capacità di leadership, per alcune caratteristiche che li rendono unici. Alessandro Nesta è certamente uno di questi. E i suoi tackle sono pura poesia calcistica.

Per quelli come me, nati nella metà degli anni Ottanta – ma non solo – lui è un idolo assoluto. Ricordo ancora quando venne a inaugurare la sede di una libreria dello sport a Piazza Bologna: avrò avuto 12-13 anni e abitando in zona andai senza pensarci un secondo: lo guardai arrivare con la sua giacca di pelle nera, con quel senso di ammirazione che si ha quando a quell’età prendi qualcuno a modello. Mi appariva come un gigante, non solo per la sua stazza, ma anche per quel passo sicuro e deciso che hanno i leader sul campo di battaglia.

Senso d’élite eppure accessibile

È stato il grande capitano dello scudetto e l’inimitabile difensore senza tempo, d’altri tempi eppure modernissimo. Il suo tempismo, la sua classe assoluta, le sue rincorse verso gli avversari per neutralizzarli e renderli inoffensivi, la sua maestosità difensiva, i suoi silenzi fuori dal campo, la sua discrezione, la sua aura magica, la sua eleganza, la sua innata dote di essere combattivo e gentile, invalicabile e propositivo, di chiudere e aprire il gioco.

E ancora per tutte le altre qualità che lo hanno reso differente da ogni altro capitano della stessa città, della sponda opposta: mai un gesto fuori luogo, mai una parola fuori posto, mai un’indiscrezione nei suoi confronti. Solo classe, senso d’élite eppure accessibile: uno di noi, uno da Lazio, uno della Lazio.

Quei tackle così perfetti

E poi i suoi tackle perfetti: gesti atletici con una scelta di tempo impeccabile, che emozionavano il pubblico e che oggi, a rivederli in qualche video, strappano un senso di malinconia che tutti noi tifosi fatichiamo a nascondere. Anzi, non vogliamo celarlo, ammettiamolo pure, perché le lacrime nel giorno della sua cessione hanno solcato le guance di migliaia di tifosi, lasciandoci un senso di incredulità che si è protratto per gli anni a venire e forse, in qualche caso, fino a oggi. Con un rifiuto assoluto della sua esperienza rossonera. Ancora oggi fatico a vederlo con quei colori addosso, quasi fosse stato un errore del destino.

Certo, altri grandi giocatori hanno indossato maglie diverse, eppure con lui è tutto diverso: molti di noi ancora lo vedono con quell’unica maglia che concepiamo, perché per noi è il grande capitano, il grande difensore, quello che riempiva i cuori di chi era sugli spalti. Con le sue chiusure, con i suoi tackle.

Ah, le scivolate di Nesta. Ancora ci emozionano, ammettiamolo. Nessuno le scorda tra noi, forse nemmeno lui. Ti facevano credere che tutto fosse possibile. Avevano la capacità di esaltarti e non farti provare la paura, avevano, in altre parole, la proprietà delle gesta dei grandi eroi: ti infondevano coraggio, ti facevano balzare dai seggiolini dell’Olimpico urlando il suo nome, sapendo che da lì non si passava, muro invalicabile.

Un giorno, magari, tornerà

E ancora le ricordiamo, ma con un’unica maglia addosso, con quei due unici colori che concepiamo e che anche lui, lo speriamo, conserva ancora nel cuore. Come se si trattasse di un amore infranto per una volontà esogena, indipendente dalla nostra di tifosi e dalla sua di laziale, di calciatore, di capitano. Un capitano che magari tornerà, un giorno, in forma diversa. Indossando ancora i nostri e i suoi colori.

Lazio, Nesta: gli auguri dell’EL con il ricordo della Coppa delle Coppe

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2 anni fa

Un mito!

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2 anni fa

Già ??

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