La candidatura di Giovanni Malagò come nuovo presidente della FIGC, al posto del dimissionario Gravina, prende forza e si consolida come uno dei passaggi più rilevanti nel futuro immediato del calcio italiano. L’assemblea della Lega Serie A, tenutasi quest’oggi a Milano, ha espresso un orientamento chiaro: 18 club su 20 hanno scelto di sostenere Giovanni Malagò come prossimo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Un’indicazione netta, anche se non ancora decisiva. Il sistema elettorale della FIGC, infatti, coinvolge diverse componenti del movimento calcistico e non si limita al peso della massima serie.
Una maggioranza ampia, ma non unanime
Il dato politico è evidente: la Serie A si è presentata quasi compatta. 18 club di Serie A si sono dichiarati a favore. Solo Lazio ed Hellas Verona non hanno aderito alla linea comune per motivi legati al metodo normativo che regola l’intero sistema sportivo e calcistico, fondato su una legge del 1981, quella sul professionismo
La scelta non è arrivata tramite una votazione formale, ma attraverso una raccolta di consensi che rappresenta comunque un segnale forte. In un contesto spesso frammentato, l’unità di intenti dei club di Serie A assume un valore significativo. Non va dimenticato però che il peso della Serie A in FIGC è del 18%. Numeri che raccontano una convergenza politica importante, ma non sufficiente a determinare da sola l’esito finale
Il peso della governance nel calcio italiano
Infatti la presidenza FIGC non è espressione esclusiva della Serie A, ma il risultato di un equilibrio tra diverse anime che comprendono anche la Lega Serie B (6%), la Lega Serie C (12%), la Lega Nazionale Dilettanti (34%), l’Assocalciatori (20%) e l’Assoallenatori (10%).
Questo sistema rende la corsa alla presidenza complessa e spesso imprevedibile. Il consenso deve allargarsi oltre i grandi club, coinvolgendo l’intera piramide calcistica. In questo scenario, la candidatura di Malagò appare forte, ma ancora in costruzione.
Un passaggio politico, non solo sportivo
La scelta della Serie A ha anche un significato politico. Indica la volontà dei club di incidere maggiormente sulle decisioni federali, in un momento di cambiamento e incertezza. Non si tratta solo di una figura, ma di una visione: riforme, sostenibilità economica, rapporti tra leghe e federazione. Temi che da anni animano il dibattito nel calcio italiano. Le riserve espresse da Lazio ed Hellas Verona, infatti, sembrano legate proprio a questi nodi strutturali, più che al profilo del candidato.
Le prossime tappe verso l’elezione
Il percorso è ancora lungo. L’elezione del presidente FIGC è prevista per il 22 giugno 2026 e sarà preceduta da ulteriori passaggi istituzionali. La candidatura di Malagò dovrà ora confrontarsi con le altre componenti del sistema. Sarà decisivo capire se il consenso espresso dalla Serie A riuscirà a estendersi anche agli altri livelli del calcio italiano.
Uno scenario ancora aperto
In sintesi, la partita è solo all’inizio. La Serie A ha scelto una direzione chiara, ma il risultato finale resta incerto. La sensazione è che si stia aprendo una fase nuova, in cui gli equilibri tradizionali potrebbero cambiare. Molto dipenderà dalla capacità di costruire alleanze e di proporre un progetto condiviso.


