Stadi a Roma, Busnengo: “Pietralata e Flaminio richiedono approcci diversi”

Flaminio Lazio

L’architetto Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia, esperto in progettazione urbanistica e architettonica, nonché progettista di stadi e impianti sportivi, ha commentato le intenzioni di Roma e Lazio di trovare una nuova “casa” diversa dallo Stadio Olimpico. In una nota ufficiale dell’Ordine, Busnengo ha evidenziato come le due ipotesi – lo stadio a Pietralata per la Roma e la riqualificazione dello Stadio Flaminio per la Lazio – siano completamente differenti, richiedendo valutazioni altrettanto distinte.

Lo stadio della Roma a Pietralata

Riguardo al progetto della Roma, Busnengo spiega: “La Roma ha proposto di costruire uno stadio a Pietralata, nel quadrante dove era previsto lo SDO, il Sistema Direzionale Orientale, e dove invece si sta assistendo a varie e interessanti trasformazioni puntuali”, citando esempi come la nuova sede della BNL, la stazione Tiburtina, lo studentato della Sapienza e il Rome Technopole. “È imprescindibile che la nuova casa della Roma dialoghi e metta a sistema le relazioni spaziali e funzionali con questi interventi oltre che con l’ospedale Pertini”, sottolinea. Busnengo evidenzia come, al momento, manchi una visione complessiva e integrata dell’area: “Ogni progetto è andato un po’ per conto proprio, quando invece una volta realizzati, faranno tutti parte di un sistema per la vita del quartiere in termini di vivibilità, di erogazione dei servizi, di utilizzo degli spazi verdi, di valorizzazione delle evidenze archeologiche e di fruizione dei luoghi di relazione”.

La Lazio e lo Stadio Flaminio

Per quanto riguarda lo stadio Flaminio, Busnengo precisa: “Non ci troviamo di fronte a un lotto libero come a Pietralata, ma a un’architettura monumentale tutelata e vincolata in base al codice dei Beni Culturali”, ricordando i vincoli paesaggistici e archeologici dell’area. Il progetto della Lazio prevede un nuovo anello e la demolizione della copertura della tribuna principale, ma “risulta difficile – se non impossibile – prevederne la rimozione”, aggiunge. Busnengo sottolinea anche l’importanza di valutare le ricadute sul quartiere Flaminio, già ricco di elementi culturali come il Maxxi, l’Auditorium, Villa Glori e il Lungotevere.

Infine, il vicepresidente mette in guardia da dichiarazioni allarmistiche: “Annunci di imminenti crolli in analogia col Ponte Morandi, se non suffragati da evidenze scientifiche circostanziate, risultano solo allarmistici, e non vorremmo mai che certe dichiarazioni avessero come unico scopo il tentativo di consolidamento di posizioni di parte”.

Busnengo ribadisce così la necessità di una pianificazione attenta, integrata e rispettosa del tessuto urbano e dei vincoli storici per entrambi i progetti, distinguendo nettamente le due realtà e le relative complessità.

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