Fabrizio Bava, professore ordinario in Economia Aziendale nell’Università di Torino, è intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera per spiegare i possibili motivi dietro questi ultimi rialzi del titolo azionario della Lazio in borsa.
Le sue dichiarazioni:
“Il rialzo può riflettere aspettative del mercato su operazioni straordinarie, come l’ingresso di nuovi investitori o ipotesi di cessione. Tuttavia non è una prova dell’esistenza di trattative. Il passaggio decisivo resta la negoziazione con il socio di controllo”.
“Come mi spiego questi movimenti? Nei titoli calcistici, caratterizzati da flottante limitato e bassa liquidità, anche semplici rumors possono generare movimenti di prezzo rilevanti. Indiscrezioni su possibili acquirenti possono tradursi in rialzi anche significativi del titolo pur in assenza di operazioni concrete. La bassa capitalizzazione e la limitata liquidità del titolo amplificano fra l’altro le variazioni percentuali. Su titoli con flottante ridotto bastano volumi di scambio relativamente contenuti per generare oscillazioni anche a doppia cifra”.
“La Consob è tenuta a chiedere spiegazioni alla Lazio per i movimenti? Può farlo se ritiene vi siano elementi di possibile rilevanza informativa per il mercato. Se formula una richiesta formale su informazioni price sensitive, la società quotata è tenuta a rispondere in modo veritiero e completo”.
“Se penso che questi movimenti indichino l’esistenza di una trattativa per l’acquisizione del club? Difficile a dirsi. In assenza di comunicazioni ufficiali su trattative concrete, è più prudente ritenere che tali oscillazioni riflettano soprattutto dinamiche speculative legate alle aspettative su nuovo stadio o possibili investitori. Si tratta verosimilmente di acquisti di breve periodo che puntano a sfruttare i rumors. Su titoli poco liquidi bastano volumi contenuti per generare rialzi anche marcati”.
“Come valuto il bilancio della Lazio? I club che non partecipano alle competizioni europee possono contare quasi esclusivamente sui diritti televisivi domestici e devono quindi mantenere una struttura di costi fissi, cioè ingaggi e ammortamenti, coerente con un livello di ricavi più contenuto. Il modello di business del calcio resta fortemente dipendente dai risultati sportivi. La mancata qualificazione alle coppe costringe spesso a fare affidamento sulle plusvalenze, che però rappresentano ricavi non ricorrenti e difficili da replicare per più esercizi consecutivi. In assenza di Europa per due anni di fila, l’equilibrio economico diventa più delicato e può richiedere una riduzione del costo del lavoro o interventi finanziari da parte della proprietà”.


