La stagione della Lazio sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. I dati parlano chiaro: il rendimento attuale è tra i peggiori registrati negli ultimi quindici anni, un andamento che riporta la memoria all’annata segnata dalla gestione di Davide Ballardini, quando la squadra faticava a trovare identità e continuità.
Oggi come allora, il problema non è soltanto la classifica, ma la sensazione di fragilità. I biancocelesti alternano buone prestazioni a passaggi a vuoto improvvisi, con un attacco poco incisivo e una difesa che concede troppo nei momenti chiave delle partite.
Crisi tecnica e mentale
Il calo non riguarda solo i numeri, ma anche l’atteggiamento. La squadra appare smarrita nelle fasi decisive, incapace di gestire il vantaggio o di reagire dopo uno svantaggio. Manca quella solidità che in passato aveva rappresentato un marchio di fabbrica.
Il confronto con le stagioni più difficili del recente passato è inevitabile. Allora la crisi portò a riflessioni profonde e a cambiamenti strutturali. Oggi la società è chiamata a intervenire, sia sul piano tecnico sia su quello motivazionale.
Serve una svolta immediata
Il calendario non concede pause e il margine di errore si assottiglia. Per evitare che questa stagione venga ricordata come una delle più deludenti dell’era moderna, la Lazio deve ritrovare compattezza, leadership e concretezza sotto porta. Il Corriere dello Sport.



Quando giochi sempre con 4-5 elementi scarsi scarsi che forse neanche in serie B potrebbero giocare è chiaro che ne paghi le conseguenze. Ci mancano due terzini, almeno due centrocampisti ed un attaccante.