Il futuro dello stadio Flaminio torna al centro del dibattito. A intervenire è il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha ribadito la volontà dell’amministrazione di accompagnare il percorso legato all’impianto destinato alla Lazio.
“Lavoreremo con impegno” ha assicurato il primo cittadino, sottolineando come il confronto tra le parti sia costante e improntato alla collaborazione. Un messaggio chiaro, che mira a rassicurare tifosi e investitori sull’attenzione istituzionale verso un dossier considerato strategico per la città.
Il nodo dei tempi e degli iter burocratici
Il tema centrale resta quello delle tempistiche. “Sui tempi…” ha spiegato Gualtieri, lasciando intendere che l’iter dovrà rispettare passaggi tecnici e amministrativi precisi. Nessuna scorciatoia, dunque, ma la volontà di procedere in modo strutturato, evitando rallentamenti inutili.
Il progetto di riqualificazione del Flaminio rappresenta un passaggio delicato, tra vincoli architettonici e valutazioni urbanistiche. L’obiettivo è coniugare modernità e tutela, garantendo alla Lazio una casa all’altezza delle ambizioni.
Un segnale alla città e ai tifosi
Le parole del sindaco suonano come un’apertura importante. Il dialogo tra Comune e società prosegue e la sensazione è che il confronto possa entrare presto in una fase più operativa.
Per il popolo biancoceleste il Flaminio non è solo un impianto, ma un simbolo. E l’impegno istituzionale dichiarato rappresenta un passo significativo verso la possibile rinascita dello stadio. Il Corriere della Sera.



Gianni che sostiene Pinotto. Fanno pena entrambi. Stesso sistema stessa mexxa
Per i politici è un affare chi lo prenderebbe?
Lotito ci andrà da solo e la Lazio sparirebbe con altri 30 anni di rateizzazioni,togliendo soldi alla Lazio ,per lui e per le rate,gtli spicci poi sarebbero per gli scarti delle altre squadre,Basta LIBERTA’
NO STADIO
NO DAZN
NO SKY
NO MERCHANDAISING
NO FORZA ITALIA
NO FRATELLI D’ITALIA
NO LEGA
AVANTI FRATELLI LAZIALI SOLO CHI AMA LA LAZIO FA SACRIFICI,gli altri o hanno interessi o sono dei poveracci perdenti che si accontentano.