È ormai evidente come il punto di forza della Lazio risieda soprattutto nel reparto arretrato, anche perché in fase offensiva la squadra continua a faticare nel trovare continuità sotto porta. I dati parlano chiaro e certificano una solidità difensiva di alto livello: dopo 20 giornate i gol subiti sono soltanto 16, lo stesso numero registrato nella stagione 2022-23, conclusa poi con uno storico secondo posto.
Guardando indietro negli ultimi quarant’anni, i biancocelesti hanno fatto meglio soltanto in un’occasione dopo i primi 20 turni: nel campionato 1990-91, quando la squadra guidata da Zoff e Calleri incassò 14 reti. Un’annata, però, che si chiuse sorprendentemente con un undicesimo posto in classifica.
La Lazio ha già messo insieme più di dieci partite senza subire gol, un dato che la accomuna all’Arsenal capolista in Premier League. Come sottolineato anche da Il Messaggero, in ben 15 gare su 20 la squadra di Sarri è arrivata all’intervallo con la porta inviolata: in Europa, oltre ai Gunners, solo il Real Madrid può vantare lo stesso rendimento. Le reti concesse nei primi tempi sono appena cinque, un numero superato solo dal Borussia Dortmund, fermo a tre.
Un altro aspetto curioso è la somiglianza con il Como, prossimo avversario all’Olimpico, che presenta statistiche difensive simili. Da qui nasce una domanda inevitabile: come mai, con questi numeri, la Lazio si trova soltanto all’ottavo posto? Un quesito legittimo, la cui risposta va ricercata tra episodi arbitrali sfavorevoli, errori individuali e la maggiore capacità di altri allenatori di cambiare le partite grazie alle alternative in panchina. Un’arma che Sarri, di fatto, non ha mai avuto a disposizione. Tra infortuni, squalifiche, una rosa ridotta al minimo e l’assenza di rinforzi estivi, anche il miglior tecnico avrebbe faticato a ottenere di più.



Fondamentalmente le difese vengono addestrate dagli allenatori e gli attacchi vengono assemblati dai presidenti. E infatti…