Delio Rossi: “Dentro la Lazio si è persa la lazialità”

L'ex allenatore biancoceleste si è espresso sulla stagione della squadra di Sarri e non solo

Delio Rossi Lazio

Nel corso dell’ultima puntata di Lazialità, Delio Rossi ha commentato diversi aspetti legati alla Lazio, parlando del mercato, dell’operato di Sarri e dei suoi ricordi personali con il club.

Le parole di Delio Rossi

“Io vivo a Roma perché ho allenato la Lazio, e mi reputo un tifoso della Lazio. Il laziale si ricorda più del gol di Fiorini che ha salvato la squadra dall’incubo della Serie C che dei gol-scudetto, è un tifoso sui generis. Io pensavo che il gingle per cui chi si comporta bene con la Lazio viene ricordato a vita dalla tifoseria fosse una frase fatta, invece l’ho vissuto sulla mia pelle. La situazione attuale è difficile da spiegare, è una sorta di limbo. Apatia, disinteresse, noncuranza: passare dalla Lazio di Cragnotti a una situazione simile è complesso. In questi anni erano passati Klose, Milinkovic, Immobile, la gente si aspettava di tornare a sognare. Ora la squadra non sta facendo male, ma non emoziona più. Dentro la Lazio si è persa la lazialità”.

Il rapporto con Sarri

Delio Rossi ha poi parlato del rapporto con Sarri: “Io e Sarri ci assomigliamo come modo di vivere il calcio, siamo più istruttori che gestori. Ho grandissima stima di lui, ma gli consiglierei di non esagerare con le lamentele nei confronti del club, perché possono trasformarsi in un boomerang e rappresentare degli alibi per i calciatori. Quanto alla dirigenza, se prendi Sarri devi poi seguirlo. Come Zeman, è una guida tecnica caratterizzante, ma devi accontentarlo portando a Roma calciatori che abbiano le caratteristiche che lui predilige. Il mister dà alla squadra un’impronta forte, ma con calciatori medi può arrivare fino a un certo punto. Negli ultimi venti metri ha bisogno di qualità, che non è allenabile: la squadra è organizzata e difensivamente valida, ma non tira in porta”.

Delio Rossi e gli anni alla Lazio

Infine, l’ex allenatore ha ricordato alcuni dei protagonisti del suo passato biancoceleste: “Il playoff di Bucarest contro la Dinamo passò alla storia, ma alla fine del mercato non arrivarono rinforzi. Rocchi è stato il mio attaccante più evoluto, Pandev il più intelligente calcisticamente. Come Mauri: ci siamo donati reciprocamente una seconda vita, lui con la sua sagacia tattica, io schierandolo da trequartista in un centrocampo a rombo. Quando parlo di Muslera, mi emoziono. Arrivava da lontano, alla prima da titolare all’Olimpico prese cinque gol dal Milan e tre erano colpa sua, ma a fine partita andò in conferenza stampa a chiedere scusa alla gente. Io sono per chi si prende la responsabilità, è stato un uomo vero. Francelino Matuzalem è stato il mio calciatore più talentuoso, Leiva il calciatore più sottovalutato alla Lazio. Cataldi somiglia molto a Ledesma per leadership, è fondamentale per la squadra. Milinkovic-Savic è il giocatore che avrei sognato di allenare: ha tutto, fa quello che vuole, poteva vincere le partite da solo”.

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2 mesi fa

Parole Sante… Lotito ha perso la RAGIONE🤍🩵🙋‍♀️

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2 mesi fa

La lazialita la trovi sulle tribune ogni domenica il resto è il nulla partendo dalla società

Marco.Gazza
Marco.Gazza
2 mesi fa

MAH VA DELIO? NON CE NE ERAVAMO ACCORRI….

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