Nel corso del podcast del Post United, l’attaccante dell’Ajax Raul Moro è tornato a raccontare la sua esperienza alla Lazio, vissuta in giovane età dopo il trasferimento dal Barcellona per sei milioni di euro. L’esterno spagnolo ha ripercorso quei mesi spiegando le difficoltà affrontate e la scarsa consapevolezza con cui si trovò catapultato nel calcio dei grandi.
Le parole di Moro sull’arrivo alla Lazio
“Il mio passaggio alla Lazio? Non sapevo nulla del mondo del calcio. Ero al Barcellona solo da un anno, non come gli altri ragazzi che erano lì da più tempo con agenti, sponsor e avevano tanta esperienza. Io imparavo tutto strada facendo, firmavo contratti quasi a occhi chiusi. Volevo solo giocare, non mi importava nient’altro. Né io né la mia famiglia sapevamo molto, ci hanno detto che andava tutto bene e ci siamo fidati”.
Raul Moro ha poi svelato come abbia scoperto solo in un secondo momento i dettagli economici dell’operazione e le dinamiche che l’hanno accompagnata: “La Lazio mi ha pagato sei milioni di euro, ma io non lo sapevo. Ho firmato come se stessi firmando un diario scolastico. Più tardi ho scoperto che forse c’era di mezzo una commissione, ma all’epoca non ne avevo idea. Il mio agente mi disse che c’erano squadre come il Manchester United e l’Inter che mi tenevano d’occhio, ma non lo presi sul serio. Pensavo fossero i soliti rumors”.
L’arrivo in Italia
Il trasferimento in Italia arrivò in modo improvviso, quasi surreale: “Un giorno, mentre ero in vacanza, il mio agente mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Con la Lazio è fatta’. Quello che è successo dopo è stato come in un film. Sono andato a casa e ho detto ai miei genitori: ‘Mamma, papà, vado in Italia’. Pensavano stessi andando in vacanza con i miei amici, ma quando hanno capito che mi aveva comprato la Lazio sono rimasti scioccati. L’ultimo giorno di mercato mi hanno fatto volare a Roma e ho firmato il contratto nel pomeriggio”.
L’impatto con l’ambiente biancoceleste non fu semplice, soprattutto per le aspettative legate all’investimento del club: “Appena arrivato ho sentito subito la pressione. Mi dissero chiaramente: ‘Ti abbiamo pagato sei milioni, devi dare il massimo’. I primi tempi non ho nemmeno potuto giocare a causa di problemi burocratici. Quando si è giovani e non c’è qualcuno che conosce bene il club ad aiutarti, è complicato e si rischia di stare male”.
Raul Moro e il ricordo di Roma
Nonostante le difficoltà, Raul Moro conserva anche ricordi positivi di Roma e dello spogliatoio: “La città di Roma mi ha affascinato subito. Dopo un anno in convitto, i miei genitori si sono trasferiti in un appartamento con me per aiutarmi. Ho imparato l’italiano velocemente perché non avevo compagni spagnoli e non avevo altra scelta. In squadra per me è stato fondamentale Bobby Adekanye, era come un fratello maggiore. Ci vedevamo spesso a casa del nostro agente, è una delle persone più divertenti e alla mano che abbia mai incontrato nel calcio”.



Certo che prendere giovani dall’estero e poi abbandonarli a se’ stessi è il modo migliore per farli rendere.
Lui comunque pare tanto un altro Castellanos