Simonetti: “La svolta per il calcio femminile arriverà quando…”

Flaminia Simonetti, centrocampista della Lazio Women, ha partecipato al talk “Calcio femminile: crescita, opportunità e cambiamento”, che si è tenuto ieri al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Insieme a lei hanno partecipato anche le calciatrici Lucia Di Guglielmo della Roma femminile e Katja Schroffenegger del Como Women, con il giornalista Alessandro Alciato che fa fatto da moderatore.

Ecco le dichiarazioni di Simonetti durante il suo intervento:

“Sicuramente è un traguardo molto importante (quello dei quarti di finale raggiunti dall’Italia femminile U17 al Mondiale di categoria attualmente in corso) proprio perché dà la dimostrazione del fatto che il calcio femminile in Italia sta crescendo molto. Quindi speriamo che riescano ad arrivare il più avanti possibile perché vorrebbe dire che stiamo mettendo tutti quanti le giuste basi per un movimento che poi nel futuro otterrà risultati più importanti di adesso”.

“Sicuramente (il Mondiale U17) è una competizione che ti arricchisce molto e ti fa capire il livello in cui siamo. Confrontarsi con Nazionali così importanti ti mette sempre un po’ alla prova e ti fa capire dove vuoi arrivare e quello che devi fare per arrivare a determinati risultati”.

“Io ho cominciato (a giocare a calcio) grazie ad un mio amico delle elementari: avevo 6 anni, avevo stretto amicizia con questo bambino che aveva deciso di segnarsi ad una scuola calcio vicino casa mia. Quindi, per seguirlo, mi sono segnata con lui. Poi lui ha smesso e io ho continuato. Diciamo che, nella mia esperienza, sono stata abbastanza fortunata perché è vero che ero in una squadra di soli ragazzetti, però non mi hanno mai fatto pesare questa diversità (di essere una femmina), al contrario magari di tante altre giocatrici che hanno magari subito un po’ questo tipo di diversità in questo ambiente. Sicuramente le nuove generazioni avranno molti benefici che noi non abbiamo avuto perché magari si trovano già in grandi club che sono già strutturati e quindi sono ben visionate, seguite a 360°. Hanno questa fortuna e dovranno essere molto intelligenti per poterla sfruttare perché così riusciranno ad avere dei miglioramenti più netti in breve tempo”.

“Sono d’accordo con Lucia (Di Guglielmo) perché (essere un’ispirazione per le più giovani) ti arricchisce e ti aggrada per tutto il percorso che hai fatto. Quindi vuol dire che lo hai fatto bene. Sicuramente c’è sempre da migliorare, però comunque essere fonte di ispirazione per qualcuno è anche una sorta di responsabilità perché loro si basano su quello che tu fai ed è una cosa molto positiva”.

“Io ho avuto la fortuna di giocare in 3 grandi club (Roma, Inter e Lazio) e secondo me si vive il calcio allo stesso modo perché sono società ambiziose che puntano a vincere sempre, a far sempre punti. Quindi questo, come calciatrice, è un aspetto molto importante perché ti fa capire proprio la mentalità vincente che poi parte da una società. Sicuramente c’è molta competizione perché anche noi calciatrici abbiamo comunque la responsabilità di non abbassare mai la guardia perché il rischio di perdere il posto è dietro l’angolo. Quindi penso che sia i maschi che le femmine vivono il calcio allo stesso modo: sempre con la stessa voglia di vincere”.

“Allenarsi insieme alla squadra maschile nello stesso centro d’allenamento è una fortuna perché ti mettono a disposizione delle strutture importanti, che prima non avevamo, di vedere il calcio a 360° e di dedicarti a quello. Così può cercare di farlo al meglio”.

“Io ancora non ho avuto la fortuna di giocare nel mio stadio (l’Olimpico), però sicuramente il momento in cui si è capito che stanno cambiando le cose è stato il Mondiale del 2019. Noi veniamo da anni in cui il calcio femminile è ancora un po’ un argomento ‘tabù’, invece quello è stato proprio un segnale forte e chiaro per dire ‘ci siamo anche noi’”.

“È vero quello che ha detto Lucia (Di Gugliemo) perché, dopo il 2019, si aveva la responsabilità di dover dimostrare per forza perché poi devi dare una certa continuità a quello che fai. Quindi, non avendo poi ottenuto dei risultati importanti con la nazionale, che ha più seguito rispetto ai club, siamo un po’ tornate nell’ombra. Sicuramente questo europeo ci ha dato tanta più visibilità, ma lo si vede anche dal fatto che la Roma e la Juventus in Champions League portino dei risultati importanti. Quindi col tempo ci siamo fatte piano piano un po’ di pubblicità, con gli stadi, la Roma all’Olimpico, la Juventus allo Stadium in partite importanti. Comunque, per far si che sempre più gente si avvicini al calcio femminile, bisogna dare sempre più pubblicità, dare sempre più continuità. Sicuramente ci sono ancora molti pregiudizi, anche se ora ce ne sono molto meno rispetto a prima, però stanno ancora un po’ frenando il calcio femminile”.

“L’Europeo in Svizzera ha avvicinato molto l’idea di poter vincere. Penso che anche lo dimostri questo weekend con la Nazionale contro Giappone e Brasile, che sono due grandi nazionali e tenergli testa non sarebbe successo anni fa. Quindi questo vuol dire che tutto il lavoro che stiamo facendo adesso è importante e, secondo me, continuando così, potremo incominciare a pensare di vincere qualcosa”.

“Una cosa che mi piacerebbe molto, che accada in futuro, è giocare nei nostri stadi. Se ogni squadra avesse il proprio stadio che si riempia totalmente, vorrebbe dire aver dato una svolta e un’impronta al calcio femminile”.

“Per quanto riguarda il tema della maternità, io penso che proprio essere donne è difficile di per sé, come presupposto, nello sport a maggior ragione. Ormai però siamo anche un po’ abituate ai giudizi esterni e non ci facciamo troppo influenzare da questo, però di base non è semplicissimo”.

“Il momento più importante della mia carriera e che ricordo più volentieri, aldilà dei risultati che sono venuti meno, è stato l’Europeo non in Svizzera ma quello ancora prima (in Inghilterra) perché era il primo europeo con la nazionale maggiore. Ero partita un po’ senza aspettative, poi sono riuscita a guadagnarmi il posto. Quello è stato il mio ricordo più bello che mi ha lasciato anche a livello personale perché mi sono resa conto che, con il sacrificio e la dedizione, gli obiettivi si raggiungono, anche quando parti un po’ più svantaggiato rispetto ad un altro, però ti fa rendere conto che, se ci credi e se lavori, alla fine arrivi”.

“Il mio percorso è stato molto naturale, nel senso che io ho sempre portato avanti quella che era la mia passione e non ho mai pensato di volerla accantonare. Dopo la scuola, avevo iniziato anche io l’università, poi mi sono resa conto che non era la mia strada e che volevo investire su altro. Sicuramente il fatto che il calcio femminile abbia preso piede ha dato un po’ più di sicurezza di investire su te stessa come calciatrice. Ad oggi è un lavoro a tutti gli effetti”.

“Sul professionismo (arrivato in Italia nel 2022), è una questione di tranquillità soprattutto sulle tutele. Il mio prossimo sogno da calciatrice è quello di partecipare al prossimo mondiale. Il derby di Roma lo si inizia a sentire molto tempo prima della partita stessa. Avendo vissuto anche quello di Milano, posso dire che non c’è paragone perché mi rendo conto che a Roma lo si sente in maniera diversa perché la città è più calorosa che dà molto più peso a questo clima di partite e diventa una partita a sé. Mi rendo conto che poi non conta più la classifica, ma l’aspetto tecnico e in queste partite vince chi ha qualcosa di più da dare a livello interiore. Quindi conta solo quello che metti durante la partita perché poi te lo porti dietro per tanto tempo”.

“Una volta lasciato il calcio, io non penso di voler più stare lì. Voglio trovarmi tutt’altra strada che, nel frattempo, mi sto costruendo e di voler poi essere soddisfatta di quello che sto costruendo, di quello che costruirò e di quello che porterò avanti”.

“Io conosco Lucia (Di Guglielmo) da tanti anni e abbiamo condiviso tante cose insieme. Penso che sia una persona che puoi prendere come esempio perché è veramente un esempio di dedizione, di lavoro, di sacrificio e averci condiviso lo spogliatoio ti arricchisce personalmente come calciatrice. Ho trovato degli spunti da cui poter partire e da cui potermi migliorare”.

“Alla bambina che ero le direi ora di guardare dove è adesso, che ha già realizzato, in parte, quello che sognava e che c’è ancora tanta strada da percorrere”.

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