L’arrivo alla Lazio, gli allenatori biancocelesti avuti, lo Scudetto e il rimpianto di fine carriera: tanti temi trattati da Paolo Negro durante la sua intervista con la Gazzetta dello Sport. Ecco cos’ha raccontato l’ex difensore sui suoi anni a Roma.
Le parole di Negro sull’arrivo alla Lazio
“Dopo un Brescia-Lazio del 1993 giocato in campo neutro, a Trieste. La gara perfetta. Il mio agente mi aveva avvertito il giorno prima: “Vedi che devi fare… perché oggi dagli spalti ti guardano”. Signori non toccò un pallone per 90 minuti”.
E su Zoff, Zeman ed Eriksson dice:
“Zoff? Quando arrivai mi chiese chi fossi. Ha preso un ragazzo timido e l’ha reso un uomo. Zeman? Se chiudo gli occhi sento ancora i “mortacci tua…” gridati da mezza squadra. Con lui non mangiavi, ti asciugavi e perdevi chili. Un martello. Eriksson? Impossibile arrabbiarsi con lui. Un uomo gentile. Che ha preso uno spogliatoio di matti e l’ha portato a vincere lo scudetto. Ancora oggi, quando penso a lui e a Sinisa, mi viene da piangere e non riesco a parlare. Mi mancano ogni giorno”.
Il rapporto con Simeone e la Supercoppa Europea
“Due squadre: giovani contro “anziani”. Niente ruoli. In palio i soldi, che a fine stagione finivano in beneficenza. Ho visto dozzine di risse: una volta Couto e Simeone si rincorsero con un coltello in mano e sfiorarono il danno. Dal giorno dopo, nello spogliatoio, misero le posate di plastica. La Supercoppa Europea vinta contro lo United campione di tutto, nel 1999. Il manifesto di come quella Lazio, oggi, avrebbe vinto cinque scudetti di fila. Ci è mancata solo la Champions. Colpa di quella maledetta partita col Valencia ai quarti. Se avessimo giocato l’andata altre sei volte, non avremmo preso 5 gol”.
Negro e il 14 maggio 2000
“Ci ho sempre creduto. Anche dopo quel gol annullato a Cannavaro. Come disse Simeone, nel calcio c’è sempre giustizia. Io feci avanti e indietro dalla palestra allo spogliatoio. Conservo ancora le foto di mia moglie. Le dissi di portare la macchina fotografica: ero sicuro che avremmo vinto”.
E sulle offerte per andare via racconta: “Nel 1998 fui a un passo dal Real Madrid. Avevo iniziato il trasloco, ma Cragnotti non mi liberò. Ha avuto ragione: quella Lazio valeva i Blancos“.
Cosa ha rappresentato la Lazio?
“La Lazio ha rappresentato una scintilla. Qualcosa che ti entra da dentro e non esce. I tifosi mi hanno sempre voluto bene, anche dopo l’autogol del 2001 con la Roma. L’ho sofferto parecchio, ma mai come l’addio. Ho un unico rimpianto: avrei chiuso la carriera nella Lazio. Nel 2005 Lotito mi mise fuori rosa perché rifiutai di spalmare il contratto, quindi andai a Siena. La sorte mi ha ripagato: giorno della mia ultima partita, il 27 maggio 2007, segnai il gol vittoria che salvò il mio Siena proprio contro i biancocelesti”.



Sei stato un grande Paolo a destra e al centro con nesta,favalli ,pancaro,mijailovic,Couto siamo stati i più forti del mondo,ci hanno tolto qualcosa ,davamo fastidio ma quello che avete fatto voi resterà per l’eternità
Grazie di tutto Paolo,anche per il gol sotto la sud quando eri a Siena