Tantissimi ricordi riaffiorano nella mente di chi ha vissuto dal campo una vittoria del genere: lo scudetto del 2000 vinto dalla Lazio rimarrà un qualcosa di straordinario. Questo lo sa bene anche Juan Sebastian Veron, uno degli eroi di quella stagione che ha portato il secondo tricolore a Formello. L’ex centrocampista ha raccontato i momenti d’attesa allo Stadio Olimpico dopo la sfida contro la Reggina quando a Perugia stava terminando la sfida contro la Juventus. Momenti indimenticabili che ha ricordato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport: ecco cos’ha detto.
Le parole di Veron sullo scudetto del 2000
“Non c’erano mica gli smartphone, a quel tempo. Si poteva vedere la partita su qualche schermo nella pancia dell’Olimpico, ma io non ce la facevo. Soffrivo troppo. Il mio amico Nestor mi ripeteva di stare tranquillo, ma non ci riuscivo, ero agitatissimo. Al fischio finale di Collina mi sono messo a piangere. Sì, a piangere come un bambino. Avevo raggiunto il mio sogno e quello era il mio modo di festeggiare, mentre la gente impazziva di gioia, dentro e fuori dall’Olimpico”.
Poi continua:
“Considerando il finale, direi di sì: è stato lo scudetto della sofferenza. Ma lo definirei anche lo scudetto della qualità. Eravamo la squadra più forte del campionato, e questo voglio gridarlo forte anche a venticinque anni di distanza. Nessuno era forte quanto la mia Lazio. E poi a guidarla c’era un allenatore speciale, Sven Goran Eriksson, uno che a me ha insegnato tantissimo”.



Grande calciatore
Juan Sebastian Veron semplicemente il mio calciatore preferito il miglior centrocampista mai visto.
💙💙🦅