Impressioni Accardo – Sven sempre con noi!

Impressione Accardo dedicato al mister Eriksson.

Eriksson Lazio

 

Nel giorno in cui ci saluta per sempre Sven-Gƶran Eriksson ĆØ difficile pensare ad altro; ma noi Laziali siamo fatti cosƬ, abituati a lasciar andare i nostri miti anche tragicamente prima del dovuto (Maestrelli, Re Cecconi, Frustalupi, lo stesso Chinaglia), ma cogli occhi asciutti. ā€œSvengoā€ inoltre era un signore algido e composto, come si addice alle sue latitudini, sebbene a Roma si fosse scoperto passionale e scaramantico (come racconta Guy Chiappaventi nel suo ultimo libro), e penso che non avrebbe apprezzato più di tanto certi sentimentalismi retorici al momento dell’addio. Lo disse chiaramente nel doc testamentario realizzato di recente: ā€œNon dispiacetevi, sorridete alla vitaā€. Prendiamolo in parola, allora, a fatica: parliamo di calcio, una passione invincibile, quasi maniacale, per il tecnico svedese, che venne perciò ribattezzato ā€œil rettore di Torsby.

Le prime due giornate di un campionato che ormai si gioca a ridosso del ferragosto hanno dato responsi discordanti e contraddittori sulla nostra Lazio; costringendo commentatori e tifosi a passare in poco meno di sette giorni dai peana ai de profundis (salvo i soliti profeti del cupio dissolvi, i quali paiono essere votati a una sorta di autoflagellazione permanente, talvolta difficilmente spiegabile cogli strumenti della logica. Ma del resto il tifo è passione ed è forse giusto così).

Giocatori come Dale-Bashiru e Noslin passati letteralmente dalle stelle alle stalle; incensati senza riserve alla prima di campionato, giubilati senza pietĆ  dopo la seconda. Il fatto ĆØ che questo andamento sinusoidale da ciclotimici delle opinioni di osservatori parziali e imparziali fotografa purtroppo l’andamento delle due gare disputate: pur senza entusiasmare, contro il Venezia la Lazio ha segnato tre gol e colpito due legni; pur avendo avuto più volte l’opportunitĆ  di riprendere in mano il risultato, contro l’Udinese ha perso al culmine di una prova piuttosto incolore.
Dove sta la veritĆ ? In medio stat virtus, secondo Aristotele; ovvero – volando molto più basso – alla disfida contro il Milan l’ardua sentenza. Epperò qualcosa credo che giĆ  la si possa dire, partendo dalle analisi di Matteo Patrucci, cronista di Sky da quest’anno attivo anche come opinionista sulle frequenze di Radio Laziale. Petrucci sostiene una tesi a mio parere molto condivisibile, che provo a riassumere cosƬ: la Lazio di Baroni ĆØ ancora apparsa incerta sul modulo a cui affidarsi, finendo per restare vittima delle aporie di una via di mezzo piuttosto ibrida. Per fare il 4-3-3 le manca un vero e proprio playmaker, per fare il 4-2-3-1 non c’è un vero e proprio trequartista (salvo Castrovilli, che ĆØ però ancora reduce da i postumi dei passati guai fisici, che non ne assicurano la totale affidabilitĆ ). Tuttavia – conclude Petrucci – quest’ultimo modulo, che ĆØ peraltro quello che il tecnico fiorentino ha applicato più spesso a Verona, dovrebbe essere il più funzionale alla rosa attuale. In attesa delle ultime mosse di calcio-mercato.

Proprio cosƬ, anche io credo con Petrucci che prima si sciolgano queste ambiguitĆ  tattiche e prima saremo capaci di dispiegare le potenzialitĆ  che i tanti prospetti in squadra possiedono, facendo però strame di alcune contraddizioni, e sostenendo alcuni sacrifici. Per farlo si tratta di giocare un po’ al fanta-calcio-mercato, passatempo sollazzevole per una Nazione popolata da 60 milioni di commissari tecnici, come recita l’adagio. Proviamoci allora, pur avendo in tasca solo il tesserino da giornalista e nessun patentino da allenatore.
Dunque, se quel che sostiene Petrucci ĆØ vero – e chi scrive pensa che lo sia – servirebbe come il pane l’arrivo di Michael Folorunsho, non solo per ragioni tattiche, peraltro. Il centrocampista nato a Roma da genitori nigeriani ĆØ cresciuto nelle giovanili della Lazio ed ĆØ ancora tifosissimo biancoceleste, come ha spesso dimostrato anche durante le sue esultanze: a quanto si apprende, verrebbe di corsa da noi, anche per ritrovare l’allenatore che lo ha lanciato nella Reggina e poi consacrato nel Verona, aiutandolo a trovare la nazionale. Il suo innesto sarebbe a mio parere sufficiente a dare una quadratura tattica definitiva, assieme ad alcuni necessari accorgimenti secondo me auto-evidenti: Noslin a destra si danna sudando sette magliette ma si vede che sta a disagio, tanto da faticare maledettamente a saltare l’uomo, anche se contro il Venezia aveva saputo mettere delle palle interessanti. Potrebbe essere più proficuamente utilizzato a sinistra, giocando col ā€œpiede inversoā€ come ovvio vice-Zaccagni. Stesso dicasi per Dale-Bashiru: ha uno strapotere fisico spaventoso, ma l’agilitĆ  di un peso massimo che mal si concilia con gli ā€œskillā€ richiesti a una mezzala di punta, un 10 per quanto ā€œfalsoā€. Lo si sposti in mediana, dove i suoi muscoli possono essere utilizzati alternandoli con quelli di Guendouzi nelle svariate contese che la stagione ci riserva.

In quest’ottica, quella cioĆØ di adottare il 4-2-3-1 e di avere due calciatori per ogni ruolo, si potrebbe decidere di sacrificare (con tanti sinceri ringraziamenti per quanto fatto finora) due veterani come Vecino e Pedro, che hanno ormai rispettivamente 33 e 36 anni, e che mi sembrano i meno funzionali a questi schemi, anche per ragioni anagrafiche; assieme a Hysaj, che tuttavia potrebbe tornare utile per rimpolpare un reparto difensivo che sembrerebbe quello numericamente più scoperto. Senza contare gli esuberi giĆ  sul nastro di partenza: Basic, Akpa-Apro, Andre Anderson.
Secondo questo ragionamento, insomma, la Lazio dovrebbe adottare un 4-2-3-1 flessibile, giocato da questi interpreti (ammesso che siano tutti abili e arruolati): Provedel; Lazzari, Gila, Romagnoli, Tavares; Guendouzi, Rovella; Tchaouna, Folorunsho, Zaccagni; Dia. In panchina, ruolo su ruolo: Mandas; Marusic, Casale, Patric, Pellegrini; Dale-Bashiru, Cataldi; Isaksen, Castrovilli; Noslin; Castellanos.
Questo, naturalmente, secondo me, ovvero: solo chiacchiere senza distintivo, dato che – come dicevo – il patentino non l’ho. Dico cose giĆ  dette e vedo cose giĆ  viste, insomma, come la frase che lessi su uno striscione esposto qualche mese fa allo stadio da Lazio e libertĆ , in Distinti sud-est, che recitava cosƬ: ā€œSven alltid med ossā€ che in svedese vuol dire più o meno Sven sempre con noi. Appunto.

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