Era il 27 luglio 2016. Un pomeriggio caldo, me lo ricordo bene. Tra un bagno in piscina ed un altro, do uno sguardo al cellulare e leggo della chiusura della trattativa per Ciro Immobile. Avevamo salutato da appena due mesi Miroslav Klose, era stato trattato Enner Valencia e cercavamo una punta che potesse farci vivere qualche bel momento. Non ci aspettavamo di certo questo.
Non ci aspettavamo di certo 207 gol in 340 presenze, di vedere un ragazzo che battesse ogni record possibile e immaginabile, che vincesse un Europeo da titolare con la maglia dell’Italia (l’unico attaccante centrale della Lazio che ĆØ stato in grado di fare una cosa del genere, ma col Mondiale, ĆØ stato Silvio Piola). Non ci aspettavamo di veder vincere la Scarpa D’Oro ad uno dei nostri. Invece il destino ha voluto regalarci questo privilegio.
A pochi calciatori la curva Nord ha regalato una coreografia. A te, caro Ciro, ĆØ capitato. PerchĆ© quel giorno in cui ti venne detto “benvenuto nella storia” hai veramente scritto una pagina indelebile in un libro che volge ormai al capitolo 125, non un numero qualunque. Tanti gol, tante serate concluse senza voce, l’ultima nel giorno di San Valentino, come in ogni migliore storia d’amore. Ma non ĆØ stato questo il tuo più grande merito.
Quando un bambino nasce e si avvicina alla Lazio gli vengono narrate le gesta di Giorgio Chinaglia, di Giuseppe Signori, gli vengono raccontati i gol di Paolo Di Canio, Tommaso Rocchi e Miro Klose. Da oggi in poi nasceranno altri bambini laziali a cui verrĆ raccontata anche l’era Immobile, otto anni indimenticabili per cui ti si può solo dire grazie.
Ma, come dicevo, il più grande merito non sono i gol. Hai fatto sƬ, insieme ad altri compagni che come te hanno voluto salutare Roma, che tanta gente sognasse di arrivare a toccare il cielo. Ma soprattutto hai creato una nuova generazione, con tanti bambini e tanti ragazzi, me incluso, che hanno trovato in te un idolo. Mostreremo sempre fieri la tua maglia, sorridendo malinconicamente alla sua vista, col numero 17. Un numero che a Roma si dice porti male, in realtĆ c’ha regalato la fortuna di vivere il più grande attaccante della storia della Lazio.



Mercenario
Pezzo di me@da romanista
Lasciamo andare via sempre i migliori questa signori ĆØ l’ Italia