Diciamoci la verità: fino al gol di Castellanos la quasi totalità degli spettatori sugli spalti e davanti alla tv erano sull’orlo di una crisi di nervi: gioco approssimativo, scarso nerbo, persino dei limiti tecnici inauditi a certi livelli (apriamo e chiudiamo una parentesi su Felipe Anderson che sembra patire palesemente i tipici problemi di concentrazione che patisce il giocatore col contratto in scadenza, pressoché sicuro di non rinnovare: così è un giocatore regalato agli avversari). Poi è arrivata una vittoria sporca e cattiva (ancora? Oh yeah!) che rischia di imprimere una svolta a questa stagione finora decisamente sghemba e piena zeppa di chiaroscuri.
Lo diciamo colla giusta dose di scaramanzia ma piuttosto convintamente, per una serie di ragioni piuttosto evidenti. Intanto per una questione aritmetica: con questi tre punti ci troviamo ad appena sei punti dal terzo posto occupato ora dal Milan in coabitazione colla sorprendente Fiorentina. In secondo luogo perché la vittoria è arrivata grazie ai gol di due dei giocatori più attesi della giornata (Castellanos e Isaksen) che potrebbero darci di qui in avanti il quid che ci è finora mancato, soprattutto il centravanti argentino è sembrato in grado di sostituire decentemente Ciro (al suo attivo anche due assist, un gol annullato, e un altro fallito per un miracolo del portiere). Infine per ciò che continuiamo a ripetere dalla prima giornata: il cattivo rendimento di qualità di gioco prima che di punti di quest’anno non può che avere delle cagioni eminentemente psicologiche, dacché siamo praticamente gli stessi che arrivarono secondi pochi mesi fa. Dunque siccome un indizio è un indizio, due una coincidenza ma tre sono una prova; a me piace pensare che il peggio è passato. Ne sono sicuro, anzi e se non fosse così, venitemi a cercare: il titolo della rubrica contiene il mio cognome… 😊
PS: Nella chat di cui faccio parte durante la partita sono apparsi una serie di commenti irriferibili in un consesso civile come questo, per l’appunto fino al gol di Castellanos: le parole più gentili erano gli insulti… Poi, al nadir dell’umore allo zenit della rabbia (se avessimo perso in casa col Frosinone, giocando come stavamo giocando sarebbe venuto giù l’Olimpico e l’avvicinamento al probabile derby di Coppa Italia e alla Supercoppa d’Arabia si sarebbe trasformato in un calvario), è arrivata la più insperata delle triplette. Allora ho pensato: eccola la mia Lazio, che per esaltarsi ha prima bisogno di mangiare la polvere. Come quella immortale dei meno nove, salvata dalla zampata di Fiorini e dalla zuccata di Poli. Oppure quella grande e maledetta, che vince il mitico primo scudetto prima di perdere tragicamente alcuni dei suoi idoli più amati. Grande e maledetta come s’intitola il documentario in onda su Sky dal 5 gennaio.



D’accArdo con te che fino al gol di Castellanos la partita è stata oscena con errori marchiani e un paio di occasioni non sfruttate. Dopo il gol abbiamo dominato: speriamo di aver dato una scossa. I nostri problemi sono diversi e non solo mentali: ci sono giocatori che sono in fase calante, altri che vogliono andare via e altri che non sono proprio in condizione. Poi un gioco troppo noioso che non si adatta alle difficoltà che possono avere le partite e che spesso è sterile sotto porta. L’allenatore che non è un motivatore e che è testardamente attaccato alle sue convinzioni. Il gestore, uomo furbino, che usa la Lazio come bancomat per le sue attività sfruttando inspiegabilmente male le risorse quando ci sono