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Lazio, Parolo: “Inzaghi? Qualcosa era da cambiare. Sarri, ora lo step Champions”

Marco Parolo

Lazio, Marco Parolo la scorsa settimana ha salutato la società dopo 7 anni. Era in scadenza e non ha rinnovato il contratto.

Parolo, ormai ex centrocampista della Lazio, questa mattina è intervenuto in diretta su Radiosei:

L’era Sarri:

“Deve avere tempo per costruire un mini ciclo. La Lazio è fissa in Europa League, che non è da sottovalutare. Ma adesso lo step successivo deve essere la Champions. È un obiettivo difficilissimo ma ti può portare anche a migliorare sempre di più la squadra ed essere appetibile anche per altri calciatori che possono portarti a vincere lo scudetto. Si sta facendo un processo graduale. Per Salisburgo mi do una legnata in faccia ogni volta perché penso non è possibile. A Ciro ho sempre detto che il problema è che ha fatto gol, non siamo stati maturi”.

Lo scudetto sfiorato pre Covid:

“Giocavamo una partita a settimana, eravamo sempre pronti e poi non pensavamo allo scudetto. Non avevamo l’assillo di dover dimostrare, il Covid ci ha sbattuto in faccia la realtà che eravamo forti. Se non sei abituato succede che hai qualche titubanza in più. Siamo tornati a giocare ogni 3 giorni, le temperature erano diverse, tante piccole cose per le quali non abbiamo trovato l’equilibrio di prima. Poi nel calcio tutto quello che hai fatto domenica, il lunedì è già finito. Certe realtà imparano anche passando da questi momenti.  Prima eravamo spensierati e avevamo più energie, invece è cambiato tutto”.

La fine di un ciclo: senza Parolo, Lulic e Inzaghi…

“Durante la stagione pensavo al rinnovo ma molto dipendeva da ciò che sarebbe accaduto in estate. Con l’arrivo di Sarri è giusto che si apra un nuovo ciclo, che le figure di riferimento diventino altre e che prendano più responsabilità. È giusto che Sarri si crei il suo mondo. Addio di Inzaghi? C’era qualcosa da cambiare, non so se nell’allenatore o nei giocatori. Dopo tanti anni belli e vincenti bisognava dare una scossa. Non sono sorpreso: la scelta è giusta, riguardo le modalità dell’addio non entro in merito. Se fosse venuto un allenatore emergente, magari la mia figura sarebbe stata utile. Invece Sarri ha il pilota automatico e sa benissimo cosa fare. Spero con tutto il cuore che possa andar bene”.

Il lavoro di Inzaghi:

“Se vuoi fare un ciclo di 5 anni deve esserci uno che comanda e decide. La disponibilità da parte di tutta la rosa a giocare “fuori ruolo” è quello che ci ha portato a ottenere certi risultati. Faceva parte del tipo di lavoro che aveva impostato il mister negli anni, cioè chiedere ai giocatori la massima disponibilità con i calciatori che hanno risposto sempre presenti”.

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