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Senza Confini, un laziale a New York: “Tramandato da nonno a nipote! Faccio le nottate senza sentir fatica”

La lazialità è Senza Confini. Ma come vivono la Lazio i tifosi che si trovano a molti chilometri di distanza da Roma?

Di Niccolò Di Leo

A due settimane di distanza, la rubrica riparte sempre dagli Stati Uniti, più precisamente da New York e lo fa con un nome conosciuto in ambito Lazio. In questa puntata di “Senza Confini” siamo in compagnia di Giovanni Bartocci, fondatore del Lazio Club New York e grandissimo tifoso biancoceleste. Giovanni ha accettato di raccontarci la sua Lazialità e quelle esperienze che lo hanno reso il tifoso che è oggi.

Come nasce la tua Lazialità?
“La mia Lazialità non nasce, era già stata decisa. Quando sono venuto al mondo nel 1979 mio nonno mi portò un pupazzetto della Lazio, di conseguenza non ho avuto tanta scelta. Per molti si parla del Di Padre In Figlio, per me è stato Di Nonno In Nipote”.

Chi è stato il tuo primo idolo e in chi lo rivedi nella Lazio di oggi?
“Potrei dirti Ruben Sosa, ma penso che Oliviero Garlini sia stato il mio primo vero idolo. Ricordo che andavo a vedere, quand’ero ragazzo, gli allenamenti, che non erano a Formello, ma a Tor Di Quinto. Aspettavo che la Lazio uscisse dal campo per poterli vedere da vicino. Erano altri tempi, altri calciatori, altri modi di vivere il calcio e la passione. Se dovessi quindi dire i miei idoli direi prima Garlini e poi Ruben Sosa, con il primo che mi ricorda, della Lazio di oggi, Ciro Immobile”.

La partita più emozionante che hai visto allo Stadio?
“Penso sia Lazio-Milan, il ritorno della finale di Coppa Italia, vinta con gol di Nesta in seguito ad un’andata sfortunatissima. Non dimenticherò mai il gol di Demetrio Albertini sotto la Curva Sud, poco dopo l’inizio del secondo tempo. Sembrava tutto finito, ma poi è uscito il grande cuore della Lazio. Lo ricordo ancora, c’era grande rammarico, fino al gol di Nesta che mi fece ritrovare 20, 30 file più in basso. Come dico sempre: quella è la partita in cui la Lazio ha imparato a vincere”.

Cosa significa tifare Lazio a distanza?
“Cos’è la Lazialità a distanza? «(canta, ndr)Lo sai, dicono che, l’amor per te, mi fa teppista, farò in modo che, la faccia mia non sia più vista, andrò dove il mio cuor mi porterà, senza paura farò quel che potrò, per la mia Lazio» . Tifare Lazio a distanza significa svegliarsi alle sei di mattina e andare a letto alle due, senza sentire sonno, ma solo agitazione per noi e peri nostri colori”.

Qual è la tua definizione di Lazialità?
“La Lazialità è, come ho detto, tifare in maniera incondizionata, senza badare ad orari e stanchezza, ma provando solo amore per i nostri colori. Significa mostrare il tuo amore per la Lazio quando perde e non dover ostentare niente quando vince”.

Qual è stata la tua più grande follia per la Lazio?
“Parto dal presupposto che, come diceva il grande Giorgio Chinaglia, non è una questione di follia, ma di malattia. Chi tifa Lazio si ammala di un qualcosa d’incurabile, si tratta di passione e amore puro. Se dovessi raccontare qualcosa di folle che ho fatto, direi quando mi sono abbonato allo Stadio per due anni consecutivi, nonostante in quel periodo vivessi a Londra. La definirei una cosa abbastanza <crazy>”.

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Angelo Vannicola
1 mese fa

👏👏👏 BATTIAMO LE MANI AI VERI LAZIALI!! C’MON EAGLE!

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