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E se il problema fosse il pubblico?

Senza spettatori, con gli stadi deserti, aumentano gli errori soprattutto in fase di costruzione e in difesa

Di Daniele Ercolani

Sempre più spesso, nei campi d’Italia e d’Europa, aumentano i gol per errori in fase di costruzione dal basso.
Il calcio è cambiato, si butta di meno la palla e il fraseggio partendo dal portiere ha portato statisticamente benefici.
Ma in questa stagione troppo spesso si è raccolto il pallone nella propria rete quando se ne era in possesso pochi istanti prima.

E se il problema fosse esterno al gioco?

Sarà un caso che da quando non c’è il pubblico si sono moltiplicati gli errori da parte di difensori e portieri? Parlando di Lazio – che da sempre ci ha tenuto sulle spine in fase di costruzione da parte dei difensori – c’è stato un netto peggioramento da parte di Hoedt & co. . Potrebbe essere un problema di concentrazione: l’assenza del pubblico potrebbe togliere suspence ai calciatori e soprattutto potrebbe far venire a galla i valori tecnici. Casa, fuori casa, stadio caldo o gremito non sono più parametri che influenzano l’andamento della partita.

Ormai, buttarla sul fervore agonistico e sull’aria rarefatta dell’ambiente è praticamente impossibile e chi è più bravo tecnicamente potrebbe approfittarne. Non solo, tornando al punto, i deboli di concentrazione possono “addormentarsi” col pallone tra i piedi, nel vero senso della parola. E’ vero Wallace e Bastos nei derby hanno vissuto il problema opposto, pagando a caro prezzo l’emozione della stracittadina ma eccessi opposti spesso portano alle stesse conseguenze.
Inoltre, potrebbe essere uno dei motivi per cui quest’anno più che mai si delinea la poca tecnicità di alcuni calciatori e l’esplosione di altri “emotivi” come quelli del Milan, ricco di giovani interessanti che stanno brillando senza la pressione della grande piazza.

Il calcio è sempre più pulito e scientifico tra VAR e tecnologia, quindi togliendo anche il fattore ambientale per i calciatori che la mettono (quasi) solamente sul piano agonistico è ancora più complicato. Patric potrebbe essere la peggior vittima di questa mancanza. Da sanguigno ma fuori ruolo e spesso impacciato nelle scelte, l’impressione di essere al campo di allenamento durante un match di Champions League potrebbe peggiorare una situazione già di base complicata e l’esperienza diventa ancora più importante.

Qui non si tenta di “salvare” nessuno ma la sensazione di vuoto che si prova oggi a giocare un uno stadio fantasma potrebbe dare la stessa sensazione di asfissia di una torcida. Quindi, come apprezziamo per l’ennesima volta la lucidità e l’esperienza di Caicedo – ancora decisivo – forse abbiamo trovato un piccolo alibi ai nostri uomini meno razionali, danneggiati dalla mancanza del tifo che con urla e cori sveglia e indirizza. Magari involontariamente.
Diverso è per il problema tecnico: scoprire determinate lacune può solo evidenziare quello che certamente si vede già in allenamento.

Una volta si diceva che esistevano i giocatori del giovedì (nella gara di allenamento) e quelli della domenica (in gara ufficiale): oggi, nel silenzio che circonda le partite, forse questa differenza non esiste più e a dominare è solo la qualità. Quindi occhio alle scelte, non c’è più il dodicesimo uomo in campo. E si sente.

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