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Il Flaminio deve essere della Lazio: ecco perché appartiene alla nostra storia

Tutto questo per dire, ancora una volta, che se il Flaminio dovrà avere un inquilino questo deve essere la Lazio

Di Daniele Ercolani

Lo stadio di proprietà è uno degli argomenti principali quando si parla calcio moderno e business. Cubature, ristoranti, appartamenti: tanti accessori diversi dal calcio giocato che entrano a piedi pari superando spesso anche l’aspetto sportivo.
Ma per i tifosi è totalmente diverso.
Il supporter sogna una casa che possa diventare un luogo di culto, meglio ancora se si potesse rendere propria una struttura alla quale già si è legati sentimentalmente.

Ecco perché il sogno di tanti è un Flaminio biancoceleste.

Ma perché? Perché storicamente viene legato questo tempio (tristemente abbandonato) alla storia della Lazio e non tanto a quello della Roma?
Per i giallorossi casa è Campo Testaccio. Sembra scontato ma in realtà in attesa della sua costruzione, la Roma giocò come “ospite” nello Stadio Rondinella, abituale casa degli aquilotti.
E il legame potrebbe nascere proprio qui. Perché dopo i primi calci a Piazza d’armi e vari spostamenti sempre nella zona centro/nord di Roma, la Lazio si è spostata nel “Rondinella”, inaugurato nel 1914 dopo una parentesi alla Farnesina.

Qui, dopo qualche tempo e qualche fusione, venne anche ospitata la Roma e rimase “casa nostra” fino allo spostamento allo Stadio del Partito Nazionale Fascista. Geograficamente cambiò poco perché i due stadi si trovavano uno accanto all’altro: la Rondinella a Viale Pietro de Coubertin mentre lo stadio del partito proprio era nell’area dell’attuale Flaminio.
Non solo, la Lazio fino al 1957 (data dell’incendio che lo distrusse) si allenò proprio alla Rondinella.
Quindi, lo possiamo dire, la Lazio è nata e cresciuta a Roma Nord. Diverso è per la Roma che per necessità si è trovata oltre San Pietro ma ovviamente è Testaccio il patrimonio storico. Inoltre, non solo nel 89/90 per i lavori all’Olimpico, la Lazio giocò le gare casalinghe al Flaminio nel 1961/62 e 1967/68. Anni di B, anni di passione.

Tutto questo per dire, ancora una volta, che se il Flaminio dovrà avere un inquilino questo deve essere la Lazio.

Sono più di 122 anni che la società – divenuta ente morale proprio per l’utilizzo della Rondinella nella Prima guerra mondiale – naviga in queste acque. Ma anche l’attuale geografia cittadina vede la Roma a sud (Trigoria) e la Lazio a nord (Formello).
Non si arrabbino i lazialotti di Roma sud, come il sottoscritto.

Per cui, se è vero che è tramontato il discorso Tor di Valle, di spazio nella Capitale ce n’è tanto… ma il Flaminio non si tocca.

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Ruggero
Ruggero
1 mese fa

Inutile insistere, fino a che ci sarà Lotito giocheremo all’Olimpico, i suoi terreni non c’entrano, non gli interessa, fa il ragioniere, non ci pensa proprio, dovrebbe investire…… (e che sei matto???), se lo fa il comune e glielo da gratis, forse……

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1 mese fa

Mi pare il minimo

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1 mese fa

Negli anni 60 Idilio Cei idolo di mio padre

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1 mese fa

avrebbe un senso, dal punto di vista “calcistico”, ma credo che, oltre ad essere impossibile dal punto di vista normativo (il flaminio temo sia destinato all’abbandono, per effetto della logica perversa con cui applichiamo le nostre leggi e dei nuovi standard richiesti agli stadi), ci sia anche il problema economico, visto che Lotito vuole a tutti i costi usare i suoi terreni, anche per tenere in piedi l’operazione dal punto di vista economico. Intorno al flaminio non c’è spazio per fare nulla…

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1 mese fa

Qual’è il problema? non possono giocare tutte e due all’Olimpico? ah no, la Roma vuole uno stadio tutto suo come la Juve. Glielo dessero. A loro il Flaminio e a noi l’Olimpico. Altrimenti ritornassero a Testaccio.

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