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Lazio: Champions League, Ciro Immobile e Stefan Radu… #DiamoINumeri

Lazio: il nostro Daniele Caroleo analizza il percorso in Champions, il bomber campano e dà una menzione speciale al difensore romeno

a cura di Daniele Caroleo 

Era il 25 ottobre del 2000 e la Lazio, con la netta vittoria casalinga ai danni dello Shakhtar Donetsk (5-1, con tripletta di Claudio Lopez e i gol di Favalli e Veron) conquistava il passaggio del turno della fase a gironi, con una giornata di anticipo (a quei tempi non c’erano gli ottavi di finale, ma si accedeva ad una seconda fase, sempre a gironi). Sono passati ben 20 anni da quel risultato e ieri sera, la Lazio di Simone Inzaghi (che in quel 25 ottobre era in campo da titolare), è tornata finalmente nel posto che più gli compete: tra le grandi d’Europa.

Non era facile, e non è stato facile. Affrontare un girone comunque complicato, con tutta una serie di difficoltà (Covid su tutte, che ci ha costretto ad affrontare diverse partite con gli uomini contatissimi) ed uscirne da imbattuta (l’unica italiana in Champions League) è un risultato prestigioso, che premia gli sforzi e l’impegno di questo gruppo e del suo allenatore.

Anche in questo caso le menzioni potrebbero essere numerose. A cominciare da Ciro Immobile, cecchino implacabile, a segno per la nona partita consecutiva (e superando, in questo senso, Fulvio Bernardini che nel 1923, con la maglia della Lazio, si era fermato ad 8). Inoltre, con la rete contro il Brugge, Ciro è il terzo giocatore italiano a segnare in tutte le sue prime 4 presenze stagionali in una singola edizione di Champions League, dopo Alessandro Del Piero (nel 1997/98 e 1995/96) e Filippo Inzaghi (2002/03). E con il gol di ieri sera, il suo 5° in Champions League con la maglia della Lazio, ha anche definitivamente superato il suo record personale di reti nella massima competizione europea per club (4, con il Borussia Dortmund nella stagione 2014/2015) e si avvicina ancora di più al primato di gol in Europa per un attaccante biancoceleste (detenuto proprio da Simone Inzaghi, fermo a 20, con Immobile che insegue a quota 16, tra EL e CL).

Ma la menzione speciale che vorrei fare in questa sede, dopo la storica serata di ieri, è per il calciatore che, entrato in campo nel secondo tempo, ha esordito in un incontro della fase a gironi di Champions League all’età di 34 anni, concludendo la partita, giustamente, con la fascia di capitano intorno al braccio. Sto parlando naturalmente di Stefan Radu, da oltre 12 anni in questa squadra e sempre più vicino a battere il record di presenze assolute con la maglia biancoceleste, detenuto da Giuseppe Favalli (con 401). Radu, con la partita di ieri, ha raggiunto quota 387, ed è attualmente terzo in questa speciale classifica, con Pino Wilson al secondo posto (con 394). Inoltre, come sottolineato giustamente da LazioPage, con la partita di ieri in Champions League, il difensore rumeno ha anche scalzato dalla Top10 delle presenze europee con la maglia della Lazio (44), due giocatori come Sinisa Mihajlovic e Simone Inzaghi (si, ancora lui). Ed è a solo una lunghezza da Pavel Nedved e Alessandro Nesta e a due da Fernando Couto.

E se pensiamo che solo un anno fa (luglio 2019) questo legame tra Radu ed i colori biancocelesti stava per interrompersi bruscamente, questa storia assume, certamente, un sapore ancora più dolce e più romantico. Lui, che arrivato quasi in sordina, nel gennaio 2008, è stato capace di ritagliarsi il suo spazio, di prendersi il proprio posto e addirittura di sapersi reinventare e vivere una sorta di seconda giovinezza con la maglia della Lazio. A gennaio di quest’anno saranno 13 gli anni consecutivi in quel di Roma, con ben 6 trofei alzati al cielo (3 Coppe Italia, nel 2009, 2013 e 2019 e 3 Supercoppe Italiane, nel 2009, 2017 e 2019).

Ieri sera, come dicevamo, ha terminato la partita con la fascia di capitano intorno al braccio (ed è tra l’altro l’ultimo a toccare il pallone prima del triplice fischio del direttore di gara): quella stessa fascia che, per la sua lunga militanza in squadra, avrebbe certamente meritato perennemente, ma che lui stesso ha preferito cedere, nel corso degli anni, ai suoi compagni più “rappresentativi”. Nonostante questo, però, è fuor di dubbio che Radu incarni alla perfezione l’essenza e le caratteristiche del Laziale (volutamente con la L maiuscola) sul rettangolo di gioco. Basti ricordare l’ardore e la grinta dimostrata nei vari derby (indimenticabile, ad esempio, quando venne fotografato, al termine della stracittadina del 2 marzo 2019, vinto per 3 a 0, con in volto un sorriso beffardo rivolto verso l’ex Kolarov), e non solo.

La partita di ieri, con lo storico passaggio del turno ed il suo contemporaneo esordio in Champions League (non consideriamo, ovviamente, il playoff contro il Bayer Leverkusen nell’agosto del 2015), è la giusta gratificazione per una carriera interamente a tinte biancoceleste.

Il giusto premio, il giusto riconoscimento, al calciatore e alla sua storia.

Una delle tante, bellissime, storie di questa Lazio, che continua a stupire e a regalare emozioni.

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