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Luis, il tempismo è un’altra cosa…Mica mi sta bene!!

Mica...mi sta bene

A cura di Micaela Monterosso

Tempismo: qualità di chi agisce al momento giusto.

Tempista: caratteristica di chi sa attendere il momento più opportuno per agire.

Luis Alberto non è tempista. Se può scegliere il momento peggiore per aprire bocca, lui riesce a trovarne uno peggiore. Una legge di Murphy umana in salsa spagnola. Non fosse così geniale in campo, a quest’ora la società lo avrebbe relegato allo spolvero della seduta di Lotito in tribuna. Lui – invece – è talmente importante per la squadra, da credere di potersi permettere il lusso di gesti plateali (vi ricordate l’esultanza rivolta contro l’amico immaginario, solo qualche giornata fa?) potendo comunque contare sull’appoggio di compagni e tifosi.

 

Schietto, imprevedibile e, a volte, fuori tempo. La schiettezza – attenzione –  è una gran dote, spesso. Non è questo che gli si contesta. Fa parte della sua genialità. Tanto geniale in campo quanto poco bravo nella gestione di se stesso. Alla prima lettura del suo messaggio sui social abbiamo pensato – insieme ad alcuni colleghi – che fosse un goliardico riferimento agli interni fatiscenti del nuovo scintillante aereo biancoceleste (un piccolo appunto per il fotografo: ma ‘na botta de photoshop al sedile no? Te lo insegno io, se vuoi, è facile). Solo qualche ora dopo, ha chiarito la questione, con grande coraggio: su Twitch, durante una partita alla Playstation (o era un X-Box? Boh). Comunque, tra una chiacchiera e l’altra, ha borbottato qualcosa tipo “Eh, bello l’aereo… ma per noi non c’è niente…” mancava solo il “io con voi non gioco più e me porto via il pallone, pappappero!!” con pernacchia conclusiva, poi sarebbe stato perfetto.

 

Luis, gioia bella, non ne faccio un discorso economico che sa di retorica, d’altra parte, essere un giocatore miliardario non è una colpa. Ma santa pupazza, ti sembra il momento di tirar su l’ennesimo polverone? Già abbiamo i colorati che non vedono l’ora di darci alle gambe, tra il povero Pulcini trattato come un criminale da giorni (ce l’ha un po’ la faccia da gangster, se lo guardate bene) e l’ennesimo caos dei tamponi, te ce metti pure te? Hai appena rinnovato il contratto (3 milioni… io non li guadagnerei manco in 7 vite) e ti lamenti? Posso capire che il diritto alla retribuzione vale per tutti, ma non potevi gestire la cosa diversamente, lontano dai social?

 

Il risultato? Ennesima valanga di fango. Altra linfa al “nemico”. Da chi, poi? Sono stata la prima e difenderti ma, perdonami, questa volta sei indifendibile. Multa? Tribuna? Non so. Quello che è certo è che questa è una caduta di stile incredibile. E non perché reclami quello che è un tuo diritto, ma per il tempismo sbagliatissimo, il modo, il tono. A questo giro, Luis, non ti posso proprio difendere.

 

Questa mattina sono arrivate le scuse, in diretta Instagram. A modo suo, in un italo-spagnolo fanstasioso, si scusa per la “cacata” (l’ha detto lui, non io) che ha fatto ieri. Aggiungendo anche frasi sconnesse sul fatto che ha otto fratelli e conosce le difficoltà economiche del momento, dice che non è laziale e non può esserlo come lo è Cataldi (perchè proprio Danilo, poi? Vabbè). Tutto sommato, ha tentato di metterci una pezza.

Molti si sono avvelenati per l’espressione “Io non sono laziale” e va bene. Lo sapevamo eh? Però puntualizzarlo magari era fuori luogo.

Dal mio modestissimo punto di vista, sebbene si sia in qualche modo salvato dalla gogna, la pezza è stata quasi peggio del buco.

Ti voglio bene Luis ma dammi retta, gioca a calcio come sai fare e rispondi sul campo. Come fanno i laziali. Non lo sei? Impara ad esserlo. In stile, hai solo da guadagnarci.

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