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ESCLUSIVA – Adriana Martìn: “Qui da poco ma ho già la Lazio nel cuore”

Interivsta esclusiva all’attaccante della Lazio Women Adriana Martìn: “Vi racconto il professionismo femminile negli USA”

Di Chiara Hujdur

In esclusiva per Sololalazio.it l’intervista ad Adriana Martìn, attaccante e punta di diamante della Lazio Women. Giocatrice dall’invidiabile curriculum, è approdata a Roma nella finestra estiva di mercato, voluta fortemente per arricchire un gruppo che punta al massimo: la promozione in Serie A.

Adriana non ha tradito le aspettative e si è già fatta riconoscere nella veste che più le aggrada, quella di bomber: 7 le reti segnate in 7 gare disputate in biancoceleste sin qui. Una carriera ricchissima la sua: ha mosso i primi passi al Barcellona, poi la Champions League con le maglie di Espanyol e Rayo Vallecano e il trasferimento negli USA. Qui, con il Western New York Flash, vince un campionato, si prende lo scettro di capocannoniere e viene eletta migliore giocatrice del torneo. Con la sua nazionale, la Roja, in oltre dieci anni colleziona 56 presenze e 37 reti. In poche parole, una vera e propria stella del panorama calcistico femminile internazionale.

Ciao Adriana, come stanno andando i primi mesi qui alla Lazio?

Sta andando bene! Come squadra dobbiamo migliorare in alcune cose, come sulla concentrazione in partita, ma siamo un bel gruppo e possiamo fare grandi cose questa stagione.

Hai accettato la sfida di aiutare la Lazio a tornare nella massima serie…

Sì, io credo in questa squadra, in queste giocatrici, nell’allenatore e nello staff. Stiamo facendo buone cose, stiamo migliorando e se capiamo i nostri errori possiamo sicuramente tornare in Serie A.

Siete partite benissimo in campionato, ora una piccola battuta d’arresto con tre pareggi nelle ultime tre partite. Cosa vi è successo?

Sì, è difficile parlare di questi pareggi quando le avversarie segnano all’ultimo minuto. Tu stai per portare il risultato a casa e poi qualche secondo dopo loro segnano. È solo questione di concentrazione. Su questo dobbiamo lavorare: sul rimanere concentrate non per 90 minuti, ma per 95. Ci abbiamo lavorato questa settimana e credo stiamo facendo bene. Siamo davvero una bella squadra: giochiamo molto meglio delle altre, segniamo. Forse in fase difensiva dobbiamo stare più attente.

In questa Lazio sei indubbiamente la giocatrice con più esperienza. Ti senti un po’ la guida del gruppo?

Sì, mi sento una leader e voglio esserlo. Ma in verità in questo gruppo tutte quante possono essere leader, tutte hanno la personalità per trascinare la squadra. Siamo una famiglia e come una famiglia lavoriamo tutte insieme, ognuna ha uno spirito da leader dentro di sé.

Hai un curriculum ricchissimo: hai giocato in Spagna, America, Inghilterra, ora Italia e sei stata una vincente. Ma partendo dagli inizi, da piccola avevi idea di diventare calciatrice?

In verità no, quando ero bambina ho cominciato a giocare con i maschi e volevo solo divertirmi. Quando sei piccolo non pensi molto al futuro, tutto quello che vuoi fare è giocare e divertirti. Quando cresci poi cominci a pensarci e quando conosci la realtà del calcio femminile sogni in grande e vuoi giocare tra le migliori.

Quando hai capito di poter diventare calciatrice ad alti livelli?

Quando avevo 10 anni gli osservatori del Barcellona sono venuti nella mia città e dopo aver visto una mia partita mi hanno chiesto se volessi andare a giocare con loro. Io dissi no perché ero felice di giocare con i maschi. Però gli ho detto: «Siccome la legge mi permette di giocare con i maschi fino a 14 anni, venite fra 4 anni e forse vi dico di sì». Allora sono tornati e questa volta gli ho risposto: «Ok, voglio giocare con le ragazze e diventare una calciatrice professionista». Quando sono venuti a vedermi, in casa mia sono diventati tutti tifosi del Barcellona.

Ripercorrendo la tua carriera sei stata spesso una giocatrice decisiva (con l’Espanyol hai segnato 4 gol nella finale vincendo la Copa de la Reina, col Western New York Flash sei stata capocannoniere del torneo e nominata migliore giocatrice). Sei consapevole di avere qualcosa in più dal punto di vista del talento rispetto a tante altre calciatrici europee?

Credo che lo realizzerò solo quando la mia carriera sarà terminata. Adesso voglio solo andare ogni giorno ad allenarmi godendomi il momento, giocare le partite apprezzandone ogni aspetto. È ovvio che quando penso alla mia carriera sono molto felice, ho avuto l’opportunità di giocare con le migliori calciatrici del mondo. Posso solo dire grazie a Dio perché è una grande opportunità per me che sono nata in una piccola città di 300 abitanti… quindi immagina giocare a New York, Roma, Londra: è fantastico, un sogno.

Ci sono stati momenti in cui ti sei sentita sotto pressione per le aspettative che si avevano su di te?

Sì. Ho provato questa sensazione quando sono tornata in Spagna dopo aver giocato negli Stati Uniti. Tutti si chiedevano quando arrivassi e ho sentito un po’ di pressione in quel momento. Alla fine ho giocato in una bella squadra come il Levante e sono stata capocannoniere quell’anno. Con questa pressione posso conviverci perché sono mentalmente forte e, anzi, tutto ciò mi fa sentire una giocatrice migliore.

Hai vissuto il professionismo negli Stati Uniti. Quali sono le differenze tra lì e l’Europa? 

Credo che la differenza sia nel fatto che negli Stati Uniti iniziano a giocare a 6/8 anni e sono già professionali. Loro arrivano all’allenamento che hanno tutto pronto: gli scarpini, i capelli, i palloni. La mentalità è professionale. Si allenano duramente, hanno le palestre e tutte le strutture adeguate per allenarsi bene. È molto diverso come ci si allena lì rispetto a qui. Poi lì quando sei adulta e professionista puoi vivere con il calcio, dedicarti 24 ore su 24 solo a quello.

Ai mondiali del 2019 abbiamo visto che la nazionale statunitense è qualche gradino al di sopra di tutte le altre. Tu ne sai qualcosa avendo giocato con la Nazionale spagnola. Secondo te in breve tempo le nazionali europee avranno la capacità di assottigliare questo gap? 

Sicuramente. Ad esempio posso parlarti della Spagna che ha giocato lo scorso anno contro gli Stati Uniti: ha perso 2-1, ma mi ricordo che le americane perdevano tempo alla bandierina del calcio d’angolo. Questo già vuol dire qualcosa: vuol dire che le americane non sono così tanto più forti di noi come qualche anno fa. Credo che anche l’Italia sia una buona nazionale. Dovete solo lavorare, raggiungere il professionismo e rafforzarvi dal punto di vista della mentalità. Non pensate di essere da meno rispetto ad altre nazionali, credete in voi stesse e potrete fare tutto quello che volete. 

Hai per l’appunto viaggiato molto per il calcio. Lasciando per un attimo da parte il pallone, per la Adriana persona cosa ha significato tutto questo dal punto di vista di esperienza di vita?

Per me è stata una possibilità per scoprire il mondo. Adesso vivo qui in Italia, ci ero già venuta qualche anno fa in vacanza. Di questo è fatta la vita: esplorare il mondo, apprezzare le piccole cose come andare al centro di Roma a vedere il Colosseo, Fontana di Trevi, tutti momenti che poi ti ricordi poi quando sei più anziano. Questo è quello che mi ha dato il calcio: la possibilità di conoscere paesi, persone, essere felice mentre faccio quello che amo. 

Oggi sei una calciatrice soddisfatta della propria carriera?

Sì, sono felice della mia carriera. Ma voglio sempre fare di più, non sono una persona che dice «Ok, va bene così». Voglio vincere il campionato quest’anno e andare in Serie A: sarebbe un sogno. Non sono qui da tanto tempo, ma sento la Lazio, come si dice… nel mio cuore… Darò il 100% per questa squadra e voglio portarla tra le migliori, dove merita di stare, cioè in Serie A.

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