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Hellas Verona-Lazio, le Cardopagelle: Ciro da impazzire, super Adam, Inzaghi 10

Cardopagelle

Verona-Lazio, di seguito le Cardopagelle del nostro direttore Giulio Cardone, che ha analizzato così la gara del Bentegodi finita 1-5.

Strakosha 7

Se lo chiamo “Polso di ferro” è perché fa parate come quella sul colpo di testa di Salcedo. Applausi.

 

Patric 6.5

Dalla sua parte la Lazio soffre un po’, ma nella costruzione del gioco resta tra i più lucidi.

 

Luiz Felipe 5

Quarto errore consecutivo (contro Udinese, Juventus, Cagliari i precedenti): di questi, tre hanno prodotto un gol per gli avversari. Deve essere meno superficiale, perché ha mezzi da grande difensore e non può sbagliare in circostanze del genere. La cosa che sorprende (questa in positivo), è che poi l’errore non lo condiziona mentalmente: si rinfranca e gioca bene. Ma l’insufficienza resta. Critica costruttiva, diciamo.

 

Acerbi 7

Non doveva giocare perché contro il Cagliari si era fatto male al ginocchio. Ma lui va in campo lo stesso e, come sempre, è tra i migliori. Sia quando copre che quando affonda. Sei unico, Leone.

 

Marusic 7

Sarebbe stato sufficiente che non si fosse infortunato lui, e già il dopo lockdown avrebbe portato meno delusioni. Lo piazzavi a sinistra, al posto di Jony, e il gioco era fatto. Grande prestazione del montenegrino, qualità e quantità perfettamente integrate: sorprendente la resistenza nella ripresa, quando teoricamente avrebbe dovuto subire una flessione perché è stato a lungo in infermeria. Complimenti, Adam: quelli del Psg non sono matti se ti cercano, oh no.

 

Milinkovic 7.5

Tra i grandi protagonisti di questo rush finale a tinte biancocelesti: dopo il gol decisivo contro il Cagliari, segna anche a Verona. Settima rete in campionato e un lavoro sempre prezioso, con il fioretto, la testa e la clava. E secondo me resterà alla Lazio.

 

Parolo 7

Ormai non sorprendono più le sue prove perfette da vice-Leiva. Standing ovation per il capitano, davvero.

 

Luis Alberto 6.5

Qualche magia in meno del solito, ma comunque ispirato. Quando prende la palla lui, vedi  il terrore negli occhi degli avversari che rinculano temendo la genialata.

 

Djavan Anderson 7

Che sicurezza, l’olandese: gioca la sua seconda partita da titolare con la Lazio come se non avesse fatto altro nella vita. Con Marusic infortunato, avrebbe potuto tranquillamente giocare lui a Lecce al posto di Jony. Ma vabbè, ormai è andata. Tecnico, veloce, intelligente nelle coperture: complimenti, Djavan.

 

Correa 7

Importantissimo per lui, dopo una prova convincente, ritrovare il gol. Non giocava titolare dal 4 luglio, si fa trovare pronto e piazza l’ottava meraviglia del suo campionato. Bentornato, Tucu.

 

Immobile 9

Tripletta che produce mal di fegato a chi vorrebbe vedere altri vincere la Scarpa d’Oro, il titolo di capocannoniere del campionato, e magari battere il primato di Higuain. Per ora ha agganciato Lewandowski nella classifica “internazionale” e ha superato Chinaglia in quella all time dei cannonieri laziali. Nessun attaccante italiano nella storia della Serie A ha segnato più di 31 gol e lui è a 34. Straordinaria la seconda rete, un tiro a giro da fuoriclasse, e la solita freddezza del dischetto. Sei grande, King Ciro.

 

Varvro e Lukaku 7

Sono entrati nel mondo giusto in partita.

 

Caicedo 6

Lui invece decisamente meno, ma è un periodo così.

 

Armini e André Anderson sv

 

Inzaghi 10

Altro 10, certo, perché quando hai costruito la squadra capace di realizzare più punti in assoluto nella storia della Lazio, è giusto assegnare il massimo dei voti. La lode, se arriverà secondo o terzo. Tardiva la fiducia in Djavan Anderson, comprensibili i rimpianti per i troppi infortunati: questa sua bellissima Lazio poteva vincere lo scudetto, eccome.

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