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Parola ai tifosi

Lazio, il 5 luglio 1987 lo spareggio col Campobasso: il racconto di un tifoso a Milano

Lazio - Sampdoria, 9 anni fa il gol decisivo portava la firma di Kozak

Lazio, oggi è la ricorrenza dello spareggio di Napoli contro il Campobasso: con il gol di Poli i biancocelesti salvano dalla Serie C

Articolo a cura del nostro amico e lettore Giovanni Calviello

Il 5 luglio 1987 è un’altra data da scolpire nella memoria del popolo laziale: è il giorno di Lazio – Campobasso, che ho vissuto da emigrato per lavoro a Milano ed è questo che voglio raccontarvi.

Quel giorno la torrida estate milanese,  che poi si riduce a luglio e qualche spicciolo di agosto, si faceva sentire tutta, ma non era questo il problema: sarebbe potuto anche nevicare ma la testa era solo e soltanto per quella partita. Compagno di viaggio in quel girone infernale di 24 ore un carissimo amico che, destino vuole, sia originario di un paese del capoluogo molisano. La mattina per stemperare il contorcimento di budella ce ne andammo in piscina, quando ancora l’Idroscalo era una marana e noi ne usufruivamo solo per allenarci con la squadra di calcio. Al rientro nessuno aveva voglia di mangiare, poi passaggio obbligato in tabaccheria a comprare due pacchetti di Camel morbide da aprire rigorosamente ad inizio partita. Dai TG si apprendeva di un esodo da Roma di circa 30.000 persone imbottigliate nell’A1 e di primi scontri con parte della tifoseria napoletana, schieratasi al fianco dei rossoblù proprio come avvenne qualche giorno prima quando affrontammo il Taranto: la squadra pugliese era il convitato di pietra in quel giro a tre, visto che vincendo (meglio rubando) contro di noi e pareggiando contro i lupi era già salvo. Al fianco del nostro popolo quelli che all’epoca erano fedeli fratelli: gli ultras del Toro e de la Bari.

Il tempo sembrava essersi fermato, le 18:00 – ora di inizio della partita – sembrava non arrivassero mai. Era il momento di chi la sparava più grossa, dei non sense e uno di questi fu quando esplosi la bomba del compianto Mosca: “Se la Lazio oggi si salva, nel giro di dieci anni vincerà lo scudetto”. Potete immaginarvi i pernacchi e le facili ironie dell’epoca, ma vista adesso dopo 33 anni direbbero, come si usa in Campidano, “bocca tua santa”. Decidemmo di vederla nella sala tv del residence, sia per socializzare ma sopratutto perché c’era la tv a colori, mentre quella che avevo in stanza era un Brionvega in bianco e nero. Finalmente arrivò l’ora. Primo tempo da partita a scacchi senza un briciolo di emozione, in compenso si incenerirono trenta sigarette. Secondo tempo sullo stesso livello del primo fino a quando un’imprecazione (eufemismo) che avranno sentito anche in piazza Duomo si staglia nella torrida sala: Boito centravanti molisano sbaglia un gol fatto, per lo più nella specialità in cui eccelleva cioè il colpo di testa.

La ciminiera riprese a macinare tanto che restai senza tabacco negli ultimi venti minuti, nel frattempo un cross dalla destra venne preso in modo sghembo da Fabio Poli, altro bolognese in squadra oltre a Giuliano. Non so come ma quella palla fu solo intercettata dal portiere e rotolò in rete. Su come ho festeggiato glisso elegantemente anche se è facilmente intuibile: ora restavano venticinque minuti di passione e sofferenza.

Finì come finì, Il Campobasso ora langue in serie D così come il Taranto. Noi, per rinsaldare una amicizia che di certo una partita non potrà mai mettere in discussione, andammo a cena sui Navigli, rigorosamente pagata da me in virtù di una precedente scommessa.

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