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Lazio, André Anderson: “Voglio mostrare il mio valore. Inzaghi tiene molto alla squadra”

La quarantena di Andre Anderson raccontata da #HomeTeam

André Anderson è intervenuto ai microfoni del portale brasiliano ‘UOL Esporte’ ed ha raccontato della sua esperienza maturata, fino ad ora, alla Lazio.

L’ex Santos ha incominciato l’intervista ricordando il suo esordio contro l’Udinese all’Olimpico: “Le gambe non tremavano, ma posso dire che durante la gara faceva molto freddo. È un misto di sentimenti. Non tanto paura, ma l’ansia, per entrare e mostrare il mio calcio. Un anno fa mi allenavo con gli atleti che non sarebbero stati usati dal Santos, e un anno dopo stavo giocando allo Stadio Olimpico, con 60 mila persone, nella Lazio, con la squadra che stava facendo una grande stagione. Quindi, nel momento in cui mi ha chiamato, ho sentito qualcosa che è persino difficile definire in un sentimento specifico. Per me è stato molto importante, e sarà sicuramente un sentimento che non dimenticherò per il resto della mia vita”. 

 I confronti con calciatori come Hernanes e Messias non lo distraggono: “I confronti non mi danno fastidio. Sono contento di essere paragonato a due giocatori che hanno scritto belle storie nel calcio. Nonostante il rispetto, non mi affeziono ai confronti. Cerco di vivere la mia storia. So che i confronti fanno parte del calcio. Sono qui per scrivere la mia storia. Non voglio essere una promessa che sarà sempre una promessa. Cerco, rispetto ai miei compagni, il mio spazio e il mio lavoro per realizzare quella promessa. Penso di essermi allenato bene, di aver lavorato duramente e ora, con il ritorno del campionato, credo che avrò più opportunità e quindi sarò in grado di mostrare più del mio calcio”.  

Inoltre ha raccontato della quarantena passata in Italia e di quanto sia importante l‘adattamento al campionato italiano: “È stato abbastanza complicato passare attraverso la quarantena, poiché è stato un improvviso cambiamento nella nostra routine. Ci siamo adattati a un ritmo di allenamento e di giorno in giorno e, improvvisamente, abbiamo dovuto rimanere due mesi all’interno della casa. Sono felice che l’Italia sia riuscita a rispondere al momento critico che è arrivato e oggi possiamo tornare a giocare. Un momento unico, con tante cose da imparare. Quando lasciamo una cultura che abbiamo vissuto per anni e iniziamo a vivere in una cultura completamente diversa, l’adattamento non è semplice. Mio padre mi ha parlato prima di firmare con la Lazio e ha detto una frase che porto oggi: “Devi adattarti all’Italia. Non l’Italia a te ‘. È solo quello. Non mi sono adattato al 100%, ma ho cercato di imparare quotidianamente cultura, questioni sociali… All’inizio è stato molto difficile. Ti trovi di fronte a uno scenario totalmente diverso. Sono arrivato qui molto giovane, immaturo e solo. Mia moglie è venuta a vivere qui solo dopo. È stato uno shock. Sono cresciuto in un certo senso e ho dovuto vivere qui in un modo completamente diverso”. 

Infine ha parlato della sua conoscenza della lingua italiana e di mister Inzaghi: “Riesco a capire più che parlare. Ho imparato a dire alcune cose, ma non tutto. Ma il mister è un insegnante che cerca sempre di essere informato sulle condizioni dell’atleta, su come sono gli atleti, se tutto va bene, nel dolore o no. Questo dà tranquillità all’atleta e, come me, penso che tutto il gruppo sia molto felice di vedere un allenatore che si prende cura, che è sempre dalla nostra parte”.

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