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Lazio, Parolo leader anche dalla panchina: il nuovo assetto ridisegna il suo ruolo

Lazio, Marco Parolo

Nella Lazio delle ultime uscite, Parolo sta trovando meno spazio: ma il suo ruolo nella squadra rimane fondamentale

Marco Parolo negli ultimi due mesi in serie A ha giocato solo venti minuti. E già questa è una notizia. Era uno dei titolarissimi, ora con il nuovo assetto è ‘costretto’ alla panchina. Ma il suo ruolo in squadra non è minimamente intaccato da questa grossa novità.

Stare in panchina fa parte del nostro mestiere – ha dichiarato giovedì a Lazio Style Radio 89.3, a margine dell’evento Lazio nelle scuole bisogna saper gestire i momenti della propria carriera e sapere se puoi partire dall’inizio o giocare un tot di minuti. Se ragioniamo tutti così, la squadra può solo che crescere”. Pensieri e ragionamenti da leader vero, che testimoniano l’importanza della sua figura nello spogliatoio.

L’imprescindibile ora in panchina

Nell’era Inzaghi, infortuni e squalifiche a parte, il mediano di Gallarate non è praticamente mai uscito dal campo. L’anno scorso, in 31 presenze (29 dal primo minuto), i suoi 4 gol e 6 assist avevano contribuito all’ottimo andamento stagionale della squadra. E quest’anno il trend si è confermato per buona parte tale: 22 apparizioni (solo una da subentrato), condite da 3 gol e 2 assist.

Il mister piacentino lo ha impiegato in tutti i ruoli del centrocampo, affidandogli compiti di copertura, impostazione e inserimento senza palla. Caratteristica, quest’ultima, della quale è maestro. Contro la Juventus, per sopperire alle assenze contemporanee di Marusic, Basta, Patric e Lukaku, è stato impegnato persino come esterno, risultando, per di più, tra i migliori in campo.

Parolo insostituibile, si diceva. Cardine del centrocampo ed equilibratore della manovra laziale. Imprescindibile con qualsiasi modulo. Almeno così era fino al 4 febbraio. In trasferta a Frosinone viene ammonito al 29′ ed è costretto a saltare la partita successiva per squalifica. Di fatto, contro i ciociari è finora la sua ultima dal primo minuto in A. Per una caviglia acciaccata nel match d’andata contro il Siviglia in Europa League, è costretto a saltare la sfortunata trasferta di Genova. Nel derby entra solo al 70′, mentre resta a guardare i compagni per tutti i novanta minuti sia con la Fiorentina, sia col Parma.

Come e da chi è stato sostituito

La certezza è che la panchina, novità assoluta nella sua carriera, non è dovuta a bocciature tecniche da parte del mister. Più che altro è stata una congiunzione di eventi ad averlo momentaneamente sfavorito.

Rispetto all’anno scorso, il centrocampo della Lazio può contare su più uomini. Purtroppo, per una serie di infortuni e acciacchi protratti nel tempo, Inzaghi non ha mai potuto avere a disposizione tutti gli effettivi. Ma a detta degli esperti, tra titolari e ricambi il livello in rosa è molto alto. Proprio il pieno recupero di alcuni di questi elementi, coinciso con le assenze forzate del numero 16, potrebbe aver spinto il mister a provare nuove soluzioni.

Al suo posto, ad Empoli hanno giocato Berisha (sfortunato nel subire una ricaduta al polpaccio da poco recuperato) e Cataldi. Contro il Genoa, in totale emergenza, è stato impiegato Romulo come mezz’ala. Nel ritorno dei sedicesimi di Europa League Marco è rimasto in panchina perché non ancora al meglio. In campo sono andati Badelj e di nuovo Cataldi. È tornato titolare in Coppa Italia contro il Milan, per un’ora abbondante servita, più che altro, a testare le sue condizioni. E infatti sembrava aver recuperato per il derby. Ma proprio lì c’è stata la svolta decisiva.

Dopo mesi di dubbi, ricerca di equilibri, critiche e chiacchiere da bar, in occasione della stracittadina Inzaghi si è convinto a schierare in campo contemporaneamente tutti gli uomini offensivi in rosa. Scelta audace all’apparenza. Ma, in effetti, nell’interdizione di gioco nessuno dei sostituti del centrocampista lombardo aveva pienamente convinto.

Grazie al ritorno di Lucas Leiva a livelli da fuoriclasse, Simone ha potuto abbassare Milinkovic e Luis Alberto sulla linea centrale e inserire al fianco della punta un uomo veloce come Correa. Il gioco ne ha risentito in termini di movimenti senza palla, ma la manovra corale ne ha guadagnato moltissimo. Di fatto, è stato proprio il numero 10 spagnolo ad aver scalzato Parolo dal blocco dei titolari.

Il modulo a trazione offensiva è stato replicato sia a Firenze, sia col Parma. I risultati hanno premiato la scelta, soprattutto in termini di quantità e qualità di gioco costruito. I rimpianti contro i Viola derivano solo dall’imprecisione, non dall’atteggiamento.

Come ha evidenziato lo stesso Luis Alberto, dopo l’ottima prestazione di domenica scorsa, la Lazio subisce anche meno gli avversari con questo nuovo assetto del 3-5-2. Nelle ultime tre partite sono diminuiti i tiri verso la porta di Strakosha e i gol subiti sono stati solo due. E questo perché, secondo il mago andaluso, “se la palla l’abbiamo noi, gli altri non possono attaccare.”

Quale ruolo per Parolo?

L’interrogativo che a questo punto si pone è quale ruolo in futuro si prospetti per Marco Parolo. Se è vero che si vinceva anche con lui in campo, è altrettanto innegabile che per il momento questo nuovo assetto sta fornendo importanti riscontri e garanzie ad Inzaghi.

I compagni di squadra lo continuano a considerare un leader. E altrettanto fa lo stesso mister, per il quale rimane un punto di riferimento fondamentale. Proprio nel derby ne ha dato dimostrazione, buttandolo nella mischia quando ha percepito che la Roma avrebbe potuto scuotersi nel finale. I suoi muscoli freschi hanno rinvigorito il centrocampo. Infatti, dopo il suo ingresso, la Lazio ha segnato altri due gol.

Un capitano senza fascia, dunque, che per ora si sacrifica in panchina per il bene superiore della squadra. Anche perché, oggettivamente, finché si gioca bene e si vince va tutto a meraviglia, tanto per la società, il tecnico, i compagni e lo staff, quanto per i tifosi. Loro in primis non dimenticano di certo lo spirito di abnegazione dimostrato in questi anni dal centrocampista di Gallarate. Il suo attaccamento alla maglia, alla gente e a tutto l’ambiente biancoceleste non è minimamente in discussione. Il sostegno del pubblico nei suoi confronti difficilmente verrà meno.

Da parte sua, peraltro, non c’è mai stato nemmeno un vago accenno di alcun segno di insofferenza per questa situazione. Anzi, le sue ultime dichiarazioni sono state chiare: “Dove ho fatto grandi annate, quelli che non giocavano mai davano stimolo ai titolari per giocare sempre meglio. È un’esperienza nuova, mi ci butto a capofitto senza problemi, è normale che uno cerchi sempre di giocare ma decide il mister e dobbiamo rispettarlo, perché ci deve trascinare verso il nostro obiettivo”. Anche da questo si capisce l’intelligenza del campione. Il suo ruolo in questo momento è di spingere i compagni in campo al posto suo a fare sempre meglio.

Avere la certezza di poter contare su un elemento come lui sarà importantissimo per il finale di campionato. A Inzaghi il compito di sfruttare nel migliore dei modi quello che Parolo può ancora offrirgli.

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1 anno fa

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1 anno fa

Per me. ….Parolo deve giocare ….Non e’ da panchina ….

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1 anno fa

Grande giocatore e uomo

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1 anno fa

Marco Parolo x me è forte

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