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Nostalgia Chinaglia

22 marzo 2000, la Lazio è la prima italiana a battere il Chelsea

Esultanza a Stamford Bridge

Nella Champions League 1999/00 la Lazio si gioca la qualificazione ai quarti di finale a Stamford Bridge. La formazione di Eriksson è la prima italiana a violare la casa del Chelsea.

La storia della Lazio non conosce mezze misure. Inferno o Paradiso. Gloria o oblio. Esattamente 19 anni fa, nella sera del 22 marzo 2000, la partita contro il Chelsea è stata uno dei tanti capitoli della centenaria epopea biancoceleste.

Gli antefatti

Annata sportiva 1999/00. Non serve altro per descrivere la squadra. Qualche mese più avanti la vittoria dello scudetto, che a marzo sembrava impossibile, consacrerà una stagione vissuta, tanto per cambiare, in bilico tra la beffa e l’urlo di gioia. In costante oscillazione tra l’ennesimo “c’eravamo quasi”, legato inesorabilmente al dimenticatoio sportivo, e il trionfo finale, che invece viene ricordato negli annali.

In quell’anno la Lazio partecipa per la prima volta nella sua storia alla fu Coppa dei Campioni. Lo avrebbe già dovuto fare dopo lo scudetto del 1974, ma per qualche episodio controverso andato di traverso a qualcuno dei piani alti del calcio europeo l’anno precedente, quella possibilità fu allora negata alla banda Maestrelli. Che il Maestro possa intercedere da lassù per perdonarli tutti.

A partire da quella edizione a cavallo del nuovo millennio la coppa cambiò nome. Divenne Champions League. E cambiò anche formula. La minacciata costituzione di una Superlega (già allora se ne parlava, incredibile!) fra le migliori società del continente costrinse l’UEFA a rivoluzionare i criteri per l’accesso alle Coppe. Così fu concessa la partecipazione anche alle migliori piazzate dei più importanti campionati europei, per un totale di 32 squadre ammesse. La Lazio era arrivata seconda in A l’anno prima (tanto perché si parlava di beffe nella sua storia) e così accedette direttamente alla fase a gironi. Gruppo A, insieme a Maribor, Bayer Leverkusen e Dinamo Kiev, dominato con 14 punti.

Si va quindi ad una seconda fase a gironi. Il sorteggio inserisce i ragazzi di Eriksson nel raggruppamento con Feyenoord, Olympique Marisiglia e Chelsea. Inzaghi, allora giovane attaccante con le corde vocali non ancora sfilacciate dalle urla in panchina, entra nella leggenda con i suoi 4 gol contro l’OM all’Olimpico. Ma i biancocelesti decidono di complicarsi la vita con il Feyenoord e quindi devono giocarsi la qualificazione ai quarti sul campo più difficile di tutti. Lo Stamford Bridge di Londra. La casa del Chelsea.

La battaglia di Stamford Bridge

Sarebbe stato troppo facile vincere lo scontro diretto contro gli olandesi e andare a fare una gita nella capitale britannica. Non è un comportamento che si addice alle aquile. Nessun volo del rapace è superfluo.

Ancora una volta il destino aveva deciso di non concedere possibilità di appello alla prima squadra di Roma. O tutto o niente. O qualificazione o addio sogni di gloria. E considerando che allora la vetta della serie A era sempre più lontana, dopo la sconfitta col Verona qualche giorno prima, la Coppa dalle grandi orecchie era, in quel momento, l’ultima ancora di salvezza per salvare la stagione.

Dopo che i Romani abbandonarono la Britannia all’inizio del quinto secolo d.c., sono stati ben pochi i personaggi provenienti dallo stivale a poter vantare trionfi oltremanica. Il campo sportivo non era da meno. Il Chelsea non aveva mai perso contro una squadra italiana. E il suo stadio sorge in una zona di Londra in cui circa un millennio prima persino i temibili Vichinghi si arresero agli anglosassoni (battaglia di Stamford Bridge, 25 settembre 1066). Ed è proprio lì che la Lazio doveva andare a vincere per forza. Da seconda, alle spalle dello stesso Chelsea, in caso di pareggio o sconfitta avrebbe rischiato di vedersi scavalcata dai biancorossi di Rotterdam. Ancora in bilico tra il traguardo e la beffa.

I padroni di casa sono già sicuri del passaggio del turno, ma scendono in campo con la formazione titolare perché vogliono blindare il primo posto in vista di un sorteggio più agevole ai quarti. Tra le loro file giocano vecchie conoscenze del campionato italiano. Zola, Di Matteo, Cudicini, Ambrosetti, Petrescu, Deschamps, Desailly sono tutti passati dalla serie A prima di trovare altre fortune in maglia Blues. In panchina, poi, siede Gianluca Vialli che, con i laziali ex blucerchiati Mancini, Mihajlovic e Lombardo, dieci anni prima aveva regalato il tricolore alla Sampdoria di Boskov. La Lazio schiera Marchegiani tra i pali. Negro, Couto, Mihajlovic e Pancaro nella linea a 4 di difesa. Simeone, Almeyda, Veron, Nedved e Stankovic in mezzo al campo e il solo Simone Inzaghi davanti. Siccome le difficoltà non erano abbastanza, ci voleva anche il capitano Nesta fuori per infortunio.

La partita, anzi, la battaglia è subito furiosa. L’attuale allenatore biancoceleste al 3′ ha subito il pallone del vantaggio, ma il portiere avversario è attento sulla botta al volo. Per tutto il primo tempo la squadra di Eriksson spinge senza concedere più del dovuto ai londinesi. Altre due palle gol capitano sui piedi di Simoncino, ma niente da fare. E come da copione, al 44′, al primo vero tiro in porta, il Chelsea passa in vantaggio grazie a Poyet. Lazio con un piede e mezzo fuori dall’Europa. Il Feyenoord è fermo sullo 0 a 0 contro il Marsiglia, sufficiente per soffiare il passaggio del turno ai laziali.

Al rientro per il secondo tempo, la reazione delle aquile è furibonda Sostenuti a perdifiato da 3000 tifosi giunti da Roma, non ci stanno ad abbassare le penne così mestamente. Il mister svedese decide di dare peso all’attacco, visto che ormai non c’è più nulla da perdere. Fuori Stankovic e dentro Boksic. Da 4-5-1 a 4-4-2.

La scelta premia. Proprio il nuovo entrato al 54′ gioca un ottimo pallone sulla trequarti per Simeone. Questi serve in profodità Nedved. Il ceco si allarga e mette dentro una rasoiata su cui si avventa il bomber di coppa Simone Inzaghi. 1 a 1. Il settore ospiti, che non ha mai smesso di crederci, è in delirio e, se possibile, canta ancora più forte, sovrastando uno Stamford bridge scosso dall’inaspettato pareggio. In campo c’è un’altra Lazio. L’idea che si sia vicini ad un’impresa eccezionale si materializza nelle teste dei calciatori. Uno in particolare, riesce a trasferire tutta la carica agonistica nel suo piede sinistro.

Al 66′ Sinisa Mihajlovic si incarica della battuta di un calcio di punizione. Totalmente spostato sul lato destro del fronte offensivo, in una posizione che normalmente farebbe presagire un cross in mezzo, il serbo calcia con una violenza inaudita. Perché lui non è uno normale. Raccoglie tutta la rabbia e la voglia di riscatto di un popolo intero nel punto d’impatto tra il suo scarpino e il cuoio del pallone. La traiettoria disegnata infila la palla sotto l’incrocio dei pali. 1 a 2. Mucchio selvaggio addosso all’autore della rete. Mucchio selvaggio in tribuna ospiti addosso a chi capita. Esultanza sfrenata che prepara un finale da infarto.

Con le ultime forze rimaste i padroni di casa si lanciano all’assalto dell’area laziale. Per venti minuti abbondanti l’assedio è senza sosta e Fernando Couto è una delle vittime. Rosso e ritirata forzata anzitempo per lui. Marchegiani è miracoloso su Petrescu, la difesa è in affanno costante, però tiene. E come nelle più epiche battaglie raccontate dai libri e dai film, è il gesto eroico di uno dei guerrieri ad essere risolutivo. Ancora Petrescu è lanciato a rete. Tiro angolato. Portiere battuto. Ma prima che la palla possa superare la linea bianca Paolo Negro si immola sdraiandosi a terra e con un fianco, inspiegabilmente senza toccare con la mano, salva il risultato.

Al triplice fischio impazziscono i festeggiamenti. Il Chelsea è battuto e finisce addirittura secondo nel girone. La Lazio è la prima squadra italiana ad espugnare Stamford Bridge. Per la prima volta nella sua storia vince contro una squadra inglese. Per la prima volta è ai quarti di finale della Champions League.

Di lì in avanti i ragazzi di Eriksson prenderanno coscienza delle loro reali potenzialità e il finale di stagione lo conosciamo tutti. La vittoria di Londra probabilmente è stata la spinta decisiva. Oggi, la speranza è che qualcuno racconti a Lulic e compagni questa storia. Che sia loro d’ispirazione per arrivare l’anno prossimo a giocare nuovamente nei templi del calcio europeo.

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1 anno fa

Che ricordi !!! ?????
Riusciremo a vivere ancora certe emozioni ?!

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1 anno fa

Dajeeee che bei ricordi???????✌️??Ti Amo da Morire????

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1 anno fa

Grande Lazio .

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