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Derby, nella testa di un giocatore

Per la rubrica ‘Parola ai tifosi’.

Pensieri prima di entrare in campo nel derby, in un giorno diverso dagli altri – di Alessandro Sicari

L’entrata in campo

Sento i cori, un botto ogni tanto. L’atmosfera è elettrica, l’adrenalina cresce. Percepisco bene che gli spalti in Nord, in distinti e sulle tribune, si stanno piano piano riempiendo. Posso quasi sentire un cuore unico battere all’unisono. Qui nel sottopasso è tutto ovattato, appena salirò le scalette sarà tutto improvvisamente chiaro: i suoni diverranno d’un colpo chiari, i colori evidenti, le appartenenze anche. Manca un’ora e il riscaldamento servirà anche a capirci qualcosa. Appena fuori guarderò a sinistra, alla mia curva, al nostro sostegno. Lo faccio sempre, oggi ancora di più, ne ho bisogno.

Le gambe sono insolitamente più pesanti, faccio quasi fatica a capire quello che accade intorno a me, mi sento come se mi avessero buttato in una vasca: è un’altra dimensione e oggi faccio fatica anche a sorridere ai ragazzi a bordo campo. La concentrazione e l’emozione mi portano a fare solo una smorfia scema.

Oggi non è un giorno come un altro. Il derby non è una partita normale. Le speranze, i fremiti e le gioie dei miei tifosi sono tutt’altra cosa, oggi. È tutto amplificato e io quasi non sento nulla. Sono un professionista, mi pagano anche per gestire queste emozioni. Ma oggi si va oltre. Non è una cosa che posso gestire. So che è così anche per tutti i miei compagni.

La curva che incita

Devo pensare solo a far bene. Devo farlo per me, per i miei compagni e per loro: sentili come incitano. Sentili come urlano, cos’hanno in gola oggi? Vorrei quasi che la smettessero, che uscissero tutti fuori. Ma sono lì e so cosa provano, è lo stesso per me oggi. Siamo una cosa solo, vorrei poterglielo dire e spero solo di correre sotto a loro dopo un gol. È l’unico modo che ho per comunicargli quello che sto provando, che siamo una cosa sola oggi. Mi concentro su questo, solo su questo. Incanalo l’energia, ci provo, devo farlo. Sono un professionista, sono un uomo, oggi non ho alternative.

Devo fare la differenza in campo e so che loro faranno lo stesso da là, a pochi metri da noi. So che oggi è così e che quando l’arbitro fischierà l’inizio passerà tutto e sarò pronto a dar tutto. È l’unica alternativa che ho, non posso fare altrimenti. Lo devo a loro che sperano in me, in noi. Che ci incitano e ci sostengono. Oggi sento tutto e non dovrò sentire più nulla. Devo solo dare tutto. Per quei colori – guarda che bellezza. Oggi non è un giorno come gli altri. Oggi non si deve mai mollare, non un centimetro, non un metro. Per loro che ci guardano, per l’aquila che adesso volteggia sopra di noi. Per la Lazio.

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